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Palazzo Cini

8 aprile - 15 novembre 2016

La Galleria di Palazzo Cini, raffinata casa-museo sorta nel 1984, custodisce un prezioso nucleo della raccolta d’arte antica di uno dei più importanti collezionisti del novecento italiano: l’imprenditore e filantropo Vittorio Cini (1885 – 1977).

I suoi ambienti si sviluppano su due piani: il primo, testimonianza suggestiva di un colto collezionismo a Venezia, restituisce il fascino della dimora del mecenate, mentre il secondo ospita mostre e iniziative culturali. Il museo è frutto del dono di Yana Cini Alliata di Montereale, che nel 1981 lasciò alla Fondazione una parte delle raccolte del padre e alcune sale del palazzo Grimani, acquistato da Cini insieme all’attiguo palazzo Foscari tra 1919 e 1920. Un lascito che garantì il rapporto inscindibile tra la collezione e la casa, oggi ripresentato al pubblico grazie al contributo di Assicurazioni Generali.

La donazione è costituita da dipinti toscani dal XIII al XVI secolo, sculture e oggetti d’arte, tra i quali spiccano il nucleo di rami smaltati rinascimentali, il gruppo di avori gotici e il servizio di porcellane Cozzi, allestito nel salotto neorococò progettato da Tomaso Buzzi. Al nucleo originario si aggiunse nel 1989 la straordinaria raccolta di dipinti ferraresi del Rinascimento, grazie alla generosità di Ylda Cini Guglielmi di Vulci, i cui eredi nel 2015 hanno arricchito la Galleria con un nuovo gruppo di opere d’arte e arredi, sempre provenienti dalla collezione originaria di Vittorio Cini.

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La Storia

Dentro la casa del collezionista

Vittorio Cini (Ferrara, 1885-Venezia, 1977), imprenditore, uomo politico coinvolto nelle più importanti imprese finanziarie e produttive dell’Italia del Novecento, va annoverato tra i grandi collezionisti del Ventesimo secolo.

Vittorio Cini acquistò il palazzo Foscari nel 1919, affacciato sul Canal Grande ed eretto dal 1563 al 1565 per Elisabetta Venier Foscari, un anno dopo le nozze con la diva del cinema muto Lyda Borelli; qualche anno dopo fu aggregato al palazzo contiguo, già dei Grimani del ramo di Santa Maria Formosa, realizzato dal 1564 al 1567 per Vincenzo Grimani e definito da Francesco Sansovino nella Venezia città nobilissima et singolare di «maniera assai bella & gentile» (1581). L’ampia residenza assumerà un rilievo sempre più significativo in relazione alle necessità di rappresentanza di Vittorio Cini (nel 1934 verrà nominato Senatore) qualificandosi come scrigno prezioso di dipinti, sculture, vetri, porcellane, smalti, bronzetti, tappeti, specchi, secondo principi di nobile eleganza, tali da rendere immediatamente percepibile l’immagine del ricco e coltivato signore.

L’anima collezionistica informa l’allestimento del palazzo a San Vio, dove distribuire i pezzi migliori della immensa raccolta che andava formando e che negli anni quaranta e cinquanta giungerà a vertici qualitativi difficilmente comparabili con collezioni italiane analoghe: dipinti, sculture, vetri, porcellane, smalti, bronzetti, tappeti, specchi, approvvigionandosi presso i mercati antiquari più fecondi, e avvalendosi di consiglieri, conoscitori, specialisti e storici dell’arte del calibro di Bernard Berenson, Federico Zeri, Giuseppe Fiocco e Tammaro De Marinis, tra i principali protagonisti della politica culturale italiana di allora.
Negli anni cinquanta le raccolte custodite nel palazzo furono riordinate per consentire una miglior distribuzione dei dipinti, nel frattempo enormemente accresciuti.

Tra il 1956 e il 1958 l’architetto valtellinese Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900-Rapallo, 1981), referente di punta di una nutrita committenza aristocratica, desiderosa di aggiornare le proprie dimore private, fu chiamato a intervenire nella progettazione degli interni della residenza Cini in laguna. Tra i suoi contributi più significativi, visitabili perché inseriti nel percorso museale, vi sono la scala ovale a chiocciola, e l’affascinate sala da pranzo ovale in stile neorococò, occupante l’area della demolita scalinata d’accesso al piano nobile e ospitante la splendida raccolta di porcellane della manifattura veneziana Cozzi (1785-1795). Al raffinato collezionista e uomo di cultura, si aggiunse il mecenate e filantropo: in seguito alla tragica scomparsa nel 1949 del primogenito Giorgio, caduto con il proprio aereo privato nei pressi di Cannes, il padre promosse, in memoria del figlio, la costituzione della Fondazione Giorgio Cini, centro di cultura e formazione, nato nel 1951 presso l’Isola di San Giorgio Maggiore come sede per istituti di ricerca avanzata negli studi umanistici e per scuole di preparazione professionale e di addestramento navale. Agli istituti di ricerca furono presto aggregate, grazie al mecenatismo di Vittorio Cini, raccolte d’arte, acquistate sul mercato antiquario come dotazioni specifiche connesse alle attività scientifiche (i disegni antichi per esempio) o trasferite a San Giorgio dalle residenze di famiglia.

La Donazione

Alla morte di Vittorio Cini nel 1977 la sterminata raccolta, suddivisa in nuclei contraddistinti perlopiù da aggregazioni per aree geografiche e scuole, fu ereditata dalle figlie Yana, Ylda e Mynna.

A Yana Alliata di Montereale la terzogenita, che nel 1953 aveva sposato il principe Fabrizio Alliata di Montereale, la decisione di donare alla Fondazione Giorgio Cini un cospicuo gruppo di dipinti toscani, alcune sculture di pregio e diversi oggetti di arte decorativa, determinando così le basi per costituire, in seno all’istituzione voluta nel 1951 dal padre, una Galleria pubblica che evocasse lo spirito, il gusto e l’anima del collezionismo del grande mecenate. Nel 1981 e nel 1982 furono disposti gli atti di donazione, comprendenti la cessione di una porzione del palazzo di famiglia, atto lungimirante che garantiva la possibilità di preservare il rapporto inscindibile tra le opere e il loro contesto di appartenenza; il 21 settembre 1984, alla presenza di Federico Zeri che ne aveva curato il catalogo e l’allestimento, fu inaugurata la Galleria di Palazzo Cini.

Al nucleo originario si aggiunse dal 1989, per gentile concessione degli eredi Guglielmi di Vulci cui era toccata in sorte, la considerevole raccolta dei dipinti ferraresi, costituita da Cini in virtù delle origini emiliane e grazie alla presenza, accanto al conte, della rilevante figura di Nino Barbantini, organizzatore nel 1933 della grande mostra allestita presso Palazzo dei Diamanti a Ferrara.

La Galleria

Concepita come casa-museo, tramite scelte espositive rispettose della fisionomia della dimora abitata dal collezionista, la galleria espone il prezioso nucleo dei dipinti, sculture e oggetti d’arte, componendo un ragguardevole percorso dell’arte italiana dal XIII al XVI secolo e qualificandosi come un unicum nel panorama museale veneziano per la cospicua presenza di primitivi toscani. Della donazione fa parte la serie straordinaria di dipinti del rinascimento fiorentino, che conta capolavori di Filippo Lippi, Beato Angelico, Botticelli, Piero di Cosimo, Pontormo, celebrati dalla letteratura ed esposti anche recentemente in occasione di importanti mostre d’arte internazionali.

La raccolta di dipinti ferraresi annovera dei pezzi tra i più pregiati della collezione dedicata a Rinascimento estense, con capolavori di Cosmè Tura (un pannello dell’altarolo Colonna), di Ercole de’ Roberti − nello specifico tre tavolette provenienti dal polittico Griffoni un tempo nella cappella omonima di san Petronio a Bologna − e di altri artisti dell’”officina ferrarese” come Marco Zoppo, Baldassarre d’Este, Ludovico Mazzolino, Lorenzo Costa. Gemma della serie è la tavola con Scena allegorica di Dosso Dossi, proveniente dal soffitto della camera da letto di Alfonso I d’Este nel Castello estense di Ferrara. La collezione dei dipinti è arricchita da alcuni nuclei di arte decorativa di grande pregio: gli avori siculo-bizantini, francesi e tedeschi; i quattro manufatti in osso e intarsio ligneo della bottega degli Embriachi; il nucleo dei rami smaltati rinascimentali di manifattura veneziana; una pisside limosina duecentesca a smalto ‘champlevé’; il servizio da tavola settecentesco Cozzi in porcellana dura, e ancora cassoni e arredi, tra i quali una portantina napoletana in stile rococò, che testimoniano fedelmente la ricchezza e la vastità degli interessi del grande collezionista.

  • Anticamera (o Sala della Portantina)

    La visita alla Galleria si apre con l’anticamera d’accesso all’appartamento: l’ambiente è sintesi del raffinato gusto del collezionista nei confronti delle arti decorative, verso le quali Vittorio Cini fu costantemente attratto e la cui abbondanza e varietà caratterizzarono sin dagli esordi la raccolta. Scorrendo gli inventari della collezione si notano numerosi avori, smalti, argenti, bronzetti, gemme intagliate, cammei, vetri, gioielli: un interesse per l’oggetto piccolo e prezioso, da custodire in angoli riposti della casa e mostrare agli intendenti e agli appassionati e, allo stesso tempo, da distribuire con garbo su tavolini, consolle, ripiani, vetrine, come le fotografie d’epoca rivelano. L’anticamera è arricchita da un gruppo di tavole di scuola toscana che conta un capolavoro duecentesco come la croce giuntesca, apice qualitativo degli acquisti di Vittorio Cini nell’ambito della pittura dei primitivi, appartenuto sino al 1937 al collezionista piemontese Riccardo Gualino. Completano l’ambiente, donandogli il calore domestico di un interno un tempo abitato, una portantina settecentesca napoletana e una consolle riccamente intagliata con volute rocaille.

    • ELENCO DELLE OPERE

      • Giunta Pisano(Italia centrale, prima metà sec. XIII)
        Croce processionale a due facce
        Tempera e argento su tavola, cm 58,5 x 41,5
      • Lorenzo Monaco (bottega di)(fine sec. XIV)
        Cristo crocifisso
        Tempera su tavola
      • Pietro di Giovanni Ambrosi(attivo dal 1428 al 1448)
        Crocefissione
        Tempera e oro su tavola, cm 55,2 x 32,5
      • Limoges(1270 – 1290)
        Pisside
        Rame smaltato, altezza cm 28,8, diametro coppa cm 11,5, diametro piede cm 12,8
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 48,5, altezza cm 4,5
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 29,7, altezza cm 4,2
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Alzata
        Rame smaltato, diametro cm 26, altezza cm 5
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Specchio
        Rame smaltato, diametro cm 16,8
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 29,8, altezza cm 4
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 29,8, altezza cm 4
      • Italia settentrionale (Venezia?)(inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 46,2, altezza cm 5,5
      • Venezia (?)(seconda metà del sec. XVII)
        Specchio
        bronzo dorato, rame e smalti, cm 24,6 x 21,5
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Altarolo portatile
        Madonna con il Bambino e due angeli; Santi Paolo e Pietro
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 24,4 x 22,5
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Altarolo portatile
        Madonna con il Bambino e Santi Ludovico da Tolosa, Lorenzo, Giovanni Battista e Marco
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 32,8 x 26,2
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Scrigno nuziale
        Teoria di figure; Virtù con clavi e scudi
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 28,6 x 16,5, altezza cm 22,5
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Scrigno nuziale
        Teoria di figure; Virtù con clavi e scudi
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 22,9 x 13,8, altezza cm 17,5
      • Sicilia (?)(sec. XIII)
        Cristo seduto in trono
        Bassorilievo su placchetta d'avorio, cm 13,5 x 9
      • Sicilia (?)(sec. XIII)
        Adorazione dei Magi, Crocefissione, Fuga in Egitto, Battesimo di Gesù
        Pace con 4 bassorilievi, cm 11,3 x 10,5
      • Maestro del dittico di Innes (?)(seconda metà sec. XIV)
        Morte della Vergine e il sogno di San Luca
        Dittico in avorio, cm 15 x 12
      • Germania (?)(seconda metà sec. XIV)
        Annunciazione e Crocefissione
        Parte di dittico in avorio, cm 5 x 10
      • Francia(seconda metà sec. XIV)
        Madonna con il Bambino, Re Magi e Presentazione al Tempio
        Trittico in avorio, cm 10 x 17
      • Francia(seconda metà sec. XIV)
        Amore che lancia dardi e due coppie d'innamorati
        Parte di dittico in avorio, cm 6 x 9,5
      • Francia(sec. XV)
        Incoronazione della Vergine
        Targhetta d'avorio, altezza cm 15
      • Francia(sec. XV)
        Madonna tra due Angeli e la Crocefissione
        Dittico in avorio, cm 8,5 x 7,5
      • Germania(sec. XV)
        Madonna
        Figura in avorio, altezza, cm 19
      • Germania(sec. XV)
        San Giovanni
        Figura in avorio, altezza, cm 19
      • Beham Hans Sebald (allievo di Dürer, attribuito a)(Germania, 1500 - 1550)
        Madonna fra due Angeli e Crocefissione
        Dittico, cm 10,5 x 9
      • Fiandra(sec. XVI)
        Madonna con il Bambino
        Piccola targhetta con bassorilievo in avorio, cm 45 x 9,5 (cm 13,5 con la base)
      • Firenze, sec. XIVSanta Chiara che presenta l'Ostensorio ai Saraceni
        Avorio su basetta in marmo nero, altezza cm 23
      • Francesco Messina(Linguaglossa, 1900 – Milano, 1995)
        Busto di Yana Cini Alliata di Montereale
        Terracotta policroma
      • Napoli(1770 – 1785)
        Portantina
        Legno intagliato, dipinto e dorato, cuoio dipinto, altezza cm 191,3, larghezza cm 78,5, profondità cm 93, base altezza cm 14, larghezza cm 85,5, profondità cm 96
  • Sala dei Primitivi (o Sala della Maestà)

    La seconda sala è espressione significativa della passione collezionistica di Vittorio Cini per la pittura dei ‘primitivi’ (termine coniato nel XIX secolo per quegli artisti che precedettero la grande svolta della pittura del rinascimento maturo, per lo più incarnata nel genio di Raffaello Sanzio).
    Nella prima metà del Novecento molti collezionisti della generazione di Vittorio Cini ebbero nei confronti della pittura su tavola e dei fondi oro dal XIII al XV secolo un interesse direttamente proporzionale alle grandi possibilità di approvvigionamento sul mercato antiquario: centinaia di opere, integre, ma più spesso in frammenti disarticolati, provenienti da chiese, conventi, confraternite, ne arricchirono considerevolmente le collezioni, anche grazie all’intermediazione di numerosi mercanti, procacciatori, restauratori. Tra i più importanti consiglieri di Vittorio Cini, capaci di coltivarne il gusto e orientarne le scelte, vi furono storici dell’arte e conoscitori straordinari come Bernard Berenson e Federico Zeri, i cui studi e le cui preferenze estetiche nei confronti della pittura del Trecento e del Quattrocento, soprattutto toscana e dell’Italia centrale, condizionarono la fisionomia della collezione. Quest’ultima infatti si caratterizza come una delle più importanti raccolte del genere nel Novecento. L’ambiente, dove sono distribuiti dipinti, sculture, cassoni, è ingentilito da un lampadario muranese in vetro soffiato e stampato del XIX secolo e da un delicato soffitto neorococò, realizzato dall’équipe dello stuccatore Giacinto Boccanegra, in concomitanza con il lavori di rinnovamento del palazzo a opera dell’architetto Tomaso Buzzi.

    • ELENCO DELLE OPERE

      • Maestro del Bigallo(Italia centrale, attivo a metà del sec. XIII)
        Madonna con il Bambino
        Tempera su tavola
      • Scuola fiorentina(ultimo quarto del sec. XIII)
        Crocifisso
        Cristo patiens
        Tempera e oro su tavola rinforzata con tela, cm 210 × 124,5
      • Giotto (bottega di)(1325 – 1327)
        Due Apostoli
        Tempera su tavola, cm 42,5 x 32
      • Maestro del Trittico Horne (Gaddo Gaddi)(Firenze, inizio sec. XIV)
        Madonna in trono con il Bambino e due Santi
        Tempera e argento su tavola, cm 182 × 103
      • Maestro di Badia a Isola(Siena, attivo alla fine del sec. XIII)
        Maestà
        Tempera e oro su tavola, cm 172 × 103
      • Niccolò di Segna(Siena, attivo dal 1331 al 1345)
        Madonna con il Bambino
        Tempera e oro su tavola, cm 76 × 49,5
      • Taddeo Gaddi(Firenze, documentato dal 1332 al 1363)
        San Giovanni Evangelista beve dalla coppa avvelenata
        Tempera e oro su tavola, cm 33 × 36,7
      • Taddeo Gaddi(Firenze, documentato dal 1332 al 1363)
        San Giovanni Evangelista assunto in cielo
        Tempera e oro su tavola, cm 33 × 36
      • Bernardo Daddi(Firenze, documentato dal 1312 al 1348)
        Crocefissione
        Tempera e oro su tavola, cm 74 × 33,2
      • Bernardo Daddi (bottega di)Madonna in trono e Santi
        Tempera su tavola
      • Maestro del Dittico Poldi Pezzoli(Umbria, prima metà del sec. XIV)
        Cristo deriso, Flagellazione e Crocifissione
        Tempera e oro su tavola, cm 45,5 x 58
      • Guariento(Padova, attivo nel secondo e terzo quarto del sec. XIV)
        Ascensione di Cristo
        Tempera e oro su tavola, cm 28 × 20,8
      • Scultore fiorentino(fine del sec. XIV)
        Madonna con il Bambino
        Legno policromo, altezza cm 173
      • Nino Pisano(Pisa, 1315 – 1368)
        Madonna con il Bambino
        Scultura, cm 78
  • Sala dei polittici

    L’ampia sala, che si affaccia sul Campo San Vio, è uno degli ambienti del Palazzo tra i più sontuosi e ospitava, prima della morte del conte e della trasformazione della residenza in museo, la ricca collezione di ritratti rinascimentali. Concepita da Vittorio Cini come sala di rappresentanza e arricchita da vetri e porcellane, era il luogo ideale per le ‘colazioni d’arte’, gli incontri con gli amici storici dell’arte e gli antiquari, durante i quali si discutevano le proposte di acquisto per l’arricchimento della collezione. La sala, connotata dalla presenza di due grandi polittici d’altare, esempi importanti della cultura figurativa toscana tra fine XIV e inizi XV secolo, e da un’interessante serie di fondi oro di scuola senese del Quattrocento, si apre sulla graziosa sala da pranzo ovale, progettata da Tomaso Buzzi, che ospita il servizio settecentesco in porcellana della manifattura Cozzi.

    SALA DA PRANZO OVALE
    Tomaso Buzzi, architetto di casa Cini sin dagli anni quaranta, realizzò nel biennio 1956-1958 la graziosa stanza ovale in stile neorococò – occupante l’area della demolita scalinata d’accesso al piano nobile del palazzo e usata da Vittorio Cini come sala da pranzo − per collocare scenograficamente il servizio settecentesco della manifattura veneziana Cozzi (1785- 1795), composto da ben 275 pezzi. A suggerire il linguaggio dell’ambiente, con i suoi delicati stucchi bianchi vegetomorfi che ne trapuntano il soffitto, sono le volute carnose delle salsiere e delle cremiere e i motivi floreali che trapuntano piatti, cachepotsverrières, in bilico tra tardi stilemi rocaille e moduli neoclassici.

    • ELENCO DELLE OPERE

      • Francesco Neri da Volterra(1343 – 1371)
        San Giovanni Evangelista
        Tempera e oro su tavola, cm 158,5 x 57,8
      • Maestro Francesco (ambito di Andrea Orcagna)(Firenze, 1363 ca.)
        San Paolo in trono e Santi
        Tempera e oro su tavola rinforzata da tela, cm 225 x 252 (l’insieme)
      • Maestro del crocifisso d’argento(ca. 1350)
        Sei Santi
        Tempera su tavola, cm 138 × 58,5
      • Lorenzo di Niccolò(Toscana, attivo dal 1392 al 1411)
        Madonna in trono con il Bambino e quattro Santi
        Tempera e oro su tavola, tavola centrale cm 138,5 × 51,5, tavola sinistra 110,5 × 65,5, tavola destra 109,5 × 66,5
      • Stefano di Giovanni detto il Sassetta(Cortona, 1400 – Siena, 1450)
        Madonna dell’umiltà
        Tempera e oro su tavola, cm 79,2 × 46
      • Maestro dell’Osservanza(Siena, prima metà del sec. XV)
        Il Redentore
        Tempera e oro su tavola, cm 74 × 60,6
      • Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta(Castiglione d’Orcia, 1410 – Siena, 1480)
        San Pietro Martire
        Tempera e oro su tavola, cm 195 × 104,5
      • Matteo di Giovanni(Borgo San Sepolcro, 1430 – Siena, 1495)
        Madonna con il Bambino e due Santi Tempera e oro su tavola, cm 63 × 44
      • Scultore senese(seconda metà del sec. XIV)
        Santo vescovo
        Scultura, cm 158 x 36
      • Ambito di Francesco di Valdambrino(sec. XV)
        Madonna con il Bambino
        Scultura, cm 150 x 40
      • Manifattura Cozzi(Venezia, seconda metà del sec. XVIII)
        Servizio da tavola
        Porcellana, 275 pezzi
  • Sala da pranzo ovale

    L’architetto Tomaso Buzzi realizzò per Vittorio Cini, alla fine degli anni Cinquanta, questo suggestivo ambiente per esporre scenograficamente il servizio da tavola settecentesco di porcellane della manifattura veneziana Cozzi, databile agli anni 1785-1795 e composto da ben 275 pezzi. Interessante esempio di ambientazione ‘in stile’, era utilizzata dal conte come piccola sala da pranzo per ospitare otto commensali. A suggerire forma e linguaggio della stanza, con i suoi delicati stucchi bianchi vegetomorfi che ne trapuntano il soffitto, sono le volute carnose delle salsiere e delle cremiere e i motivi floreali che trapuntano piatti, cachepot, verrières, in bilico tra tardi stilemi rocaille e moduli neoclassici.

    La celebre manifattura, fondata a Venezia nel 1764 dal modenese Geminiano Cozzi e attiva sino alla caduta della Serenissima Repubblica, è caratterizzata da una vasta produzione di vasellame da tavola, servizi da caffè, da tè, da cioccolata, corredi di spezieria, statuette ispirate alla moda delle chinoiseries, tutti realizzati in finissima pasta dura. Le decorazioni presentano i caratteristici rilievi di frutti e di tralci fioriti che guardano da un lato ai modelli di Meissen e di Sèvres, dall’altro presentano elementi di indubbia originalità, come rivela il delicato ornato a roselline, tulipani e margherite, dalle raffinate nuances cromatiche, del servizio qui imbandito.

  • Sala del rinascimento

    La sala, dedicata ai capolavori del Rinascimento toscano per i quali la Galleria di Palazzo Cini è giustamete famosa, era utilizzata da Vittorio Cini come salotto per gli ospiti illustri e per questo, già al tempo, ornata con alcuni dei dipinti migliori della raccolta. Se l’allestimento attuale ha potuto rispettare l’antica fisionomia dell’ambiente, lo si deve a Yana Cini alliata di Montereale, che assicurò alla Fondazione molti dei pezzi di pregio che oggi si possono ammirare in questa sala, come per esempio il Giudizio di Paride di Botticelli e bottega, la tavola di Piero della Francesca e la magnifica Madonna con il Bambino e due angeli di Piero di Cosimo
    Le predilezioni di Cini per il Rinascimento sono testimoniate non solo dalla presenza diffusa nella sua collezione di dipinti su tavola riferibili ad un ampia geografia, dalla scuola toscana a quella veneta (Crivelli, Montagna, Bellini, Cima da Conegliano), da quella ferrarese a quella romagnola, sino all’italia meridionale (Antonello da Messina, Colantonio), ma anche dal nutrito gruppo di sculture lignee quattrocentesche, di terrecotte policrome riferibili alle botteghe di Ghiberti, Donatello, Jacopo della Quercia, di opere di Luca della Robbia, di bronzetti e di ceramiche. L’approvvigionamento, oltre a riferirsi al consueto circuito antiquario di fiducia, avveniva tramite il recupero di pezzi di rilievo presso raccolte aristocratiche private, come quella dei Duchi di Torlonia di Roma, da cui proviene la tavola di Piero della Francesca, dei conti Caregiani di Venezia, dai quali Cini acquisisce il tondo di Domenico Ghirlandaio, dei conti Guicciardini di Firenze, nella cui collezione si conservava il capolavoro della Galleria, il Doppio ritratto di amici di Pontormo. La stanza è l’unica a presentare una decorazione parietale: un fregio a grottesche, che corre sotto il soffitto, databile al XVI secolo, frammento delle vestigia cinquecentesche del palazzo Grimani, risparmiato dal rivestimento in tessuto damascato novecentesco che copre la quasi totalità delle pareti della Galleria.

    • ELENCO DELLE OPERE

      • Filippo Lippi(Firenze, 1406 – Spoleto, 1469)
        Madonna con il Bambino, Santi, Angeli e un devoto
        Tempera e oro su tavola, cm 47,1 × 36
      • Beato Angelico(Vicchio, 1395 – Roma, 1455)
        San Tommaso d’Aquino
        Tempera su tavola, cm 39 x 14
      • Piero della Francesca(Borgo San Sepolcro, 1410/20 – 1492)
        Madonna con il Bambino
        Tempera e oro su tavola, cm 61,8 × 53,3
      • Botticelli (e bottega)(Firenze, 1455 – 1510)
        Il giudizio di Paride
        Tempera su tavola, cm 81 × 197
      • Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi(Firenze, 1449 – 1494; San Gimignano, 1450 – Firenze, 1513)
        Madonna che adora il Bambino con due angeli
        Tempera su tavola, diametro cm 31,5
      • Piero di Cosimo(Firenze, 1462 – 1521)
        Madonna con il Bambino e due angeli
        Olio e tempera su tavola, cm 116,2 × 85,2
      • Pontormo(Pontormo, 1494 – 1557)
        Doppio ritratto di due amici
        Olio e tempera su tavola, cm 88,2 × 68
      • ScultureGiovanni De Fondulis
        (Italia settentrionale, attivo dal 1468 al 1485)
        Madonna con il Bambino
        Terracotta policroma, altezza cm 143
  • Sala dei ferraresi

    La sala ospita un prezioso nucleo dedicato al Rinascimento ferrarese, rappresentativo delle maggiori personalità artistiche attive presso la corte estense nel XV secolo. Vittorio Cini, ferrarese di nascita, affidò a Nino Barbantini, geniale e infaticabile critico, ‘museologo’ d’eccezione, curatore della memorabile mostra sul Rinascimento ferrarese a Palazzo dei Diamanti del 1933, l’incarico di ordinare le collezioni del palazzo sul Canal Grande e di riallestire il castello di Monselice. Ed è proprio grazie alla presenza costante di Barbantini e ai suoi suggerimenti se le presenze legate alla scuola estense del rinascimento nella collezione di Vittorio Cini svolgono un ruolo predominante, tale da caratterizzare con forza la sezione di pittura: una raccolta che conta, oltre ai capolavori di Tura, De’ Roberti, Dosso Dossi, Mazzolino, qui esposti grazie alla munificenza della famiglia Cini Guglielmi di Vulci, opere di altri artisti ferraresi come il Maestro dei Dodici apostoli, Garofalo, Panetti, Girolamo da Carpi, Scarsellino, custodite presso gli eredi.

    • ELENCO DELLE OPERE

      • Cosmè Tura(Ferrara, documentato dal 1451 al 1495)
        San Giorgio
        Olio su tavola, cm 21 × 13
      • Michele Pannonio(Ungheria, 1415 – Bologna, 1475)
        Madonna con il Bambino e i Santi Nicola, Girolamo, Agostino e Cristoforo
        Tempera su tavola, cm 28 x 35,5
      • Ercole Roberti(Ferrara, 1450 – 1496)
        San Giorgio
        Olio su tavola, cm 26,3 × 9,3
      • Ercole Roberti(Ferrara, 1450 – 1496)
        Santa Caterina d’Alessandria
        Pannello dal Polittico Griffoni
        Olio su tavola, cm 26 × 9
      • Ercole Roberti(Ferrara, 1450 – 1496)
        San Gerolamo
        Pannello dal Polittico Griffoni
        Olio su tavola, cm 26 × 9
      • Maniera di Gian Francesco Maineri(Parma, 1460 – 1506)
        Madonna con il Bambino
        Tempera su tavola, diametro cm 45
      • Marco Zoppo(Cento, Bologna 1433 – Venezia 1478)
        San Giovanni Battista nel deserto
        Termpera su tavola, cm 40 × 30
      • Baldassarre D’Este(Reggio Emilia, 1461 – 1509)
        Ritratto di Tito Vespasiano Strozzi
        Tempera su tela, cm 45,5 × 31
      • Lorenzo Costa(Ferrara, 1460 – Mantova, 1535)
        Madonna con il Bambino
        Olio su tavola, cm 57 × 42
      • Dosso Dossi(1489 – Ferrara, 1542)
        Scena allegorica
        Olio su tavola, cm 107 × 95
      • Battista Dossi(Ferrara, documentato dal 1517 al 1548)
        Sacra Famiglia con San Giovannino
        Tavola, cm 50 × 56,5
      • Ludovico Mazzolino(Ferrara, 1480 – 1528)
        La Pietà
        Olio su tavola, cm 30,5 × 22,5
      • Ludovico Mazzolino(Ferrara, 1480 – 1528)
        Circoncisione
        Olio su tavola, cm 31 × 23,2
      • Ludovico Mazzolino(Ferrara, 1480 – 1528)
        La presentazione al tempio
        Olio su tavola, cm 59 × 39,8
      • Michele Ciampanti(Toscana, attivo dal 1463 al 1521)
        Adorazione dei pastori
        Tempera su tavola, cm 78,5 × 52
      • Piero di Cosimo(Firenze, 1462 – 1521)
        Sacra Famiglia con San Giovannino
        Olio e tempera su tavola, cm 118,5 × 87
  • Scala ovale di Tomaso Buzzi

    Negli anni Cinquanta del Novecento l’architetto Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900-Rapallo, 1981), referente di punta di una nutrita committenza aristocratica e borghese, desiderosa di aggiornare le proprie dimore private (Volpi di Misurata, Papadopoli, De Lazara Pisani, Contini Bonacossi, Visconti di Modrone), fu chiamato a intervenire nella progettazione degli interni della residenza di Vittorio Cini in laguna. Buzzi lavorò per il conte in diverse occasioni, offrendo il proprio estro creativo già a partire dal 1938, quando ebbe l’incarico di dirigere gli interventi di restauro del castello di Monselice, culminanti nella creazione di giardini pensili, scale, terrazzamenti e vasche d’acqua, che guardano alla tradizione della villa veneta e dove emerge la matrice neomanierista del geniale architetto.

    Uno dei suoi contributi più significativi a Palazzo Cini, visitabile perché inserito nel percorso museale, risale alla fine degli anni Cinquanta: si tratta della suggestiva scala ovale a chiocciola, con espliciti rimandi a modelli illustri quali la ‘scala regia’ di Palazzo Farnese a Caprarola del Vignola, la ‘scala ovata’ di Santa Maria della Carità a Venezia del Palladio e la ‘scala elicoidale’ di Palazzo Barberini a Roma del Borromini.

L’ospite a palazzo

  • L’evangelista Marco di Andrea Mantegna dello Städel Museum di Francoforte sul Meno

    8 aprile - 6 giugno 2016

    La collezione permanente sarà arricchita per alcuni mesi da un prestito straordinario: la tela di Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 ca-Mantova, 1506) raffigurante L’evangelista Marco, generosamente concesso dallo Städel Museum di Francoforte sul Meno. Il dipinto, realizzato con tempera a caseina su tela, è stato ricondotto alla primissima attività padovana del giovane Mantegna, in concomitanza con quanto egli andava realizzando nella cappella di Imperatrice Ovetari nella chiesa degli eremitani di Padova tra il 1448 e il 1449, in collaborazione con Nicolò Pizolo: raggiungimento di insuperata qualità della fase giovanile del pittore e caposaldo della pittura di matrice antiquaria nell’Italia padana del Quattrocento.

    Il retaggio squarcionesco, leggibile nella restituzione lenticolare dei dettagli (l’agrume sul davanzale, la legatura del Vangelo, il festone di frutti ricamato dal gioiello, le trame di lumeggiature dorate dell’aureola e delle bordure della veste) si incontra con la più piena adesione alla prospettiva solida e massiva, costante dell’arte mantegnesca, che colloca il santo, assorto nella speculazione divina, nell’aggetto dell’edicola marmorea, di classica compostezza. Un illusionismo spaziale di aulica e rattenuta gravità − ulteriormente ribadito dal cartiglio ancorato al parapetto che reca la firma e l’invocazione al patrono marciano − che fa del dipinto di Francoforte uno dei punti fermi della giovinezza di uno dei più geniali pittori del Rinascimento.

  • Il Capriccio con campiello di Francesco Guardi del Musée Jacquemart-André di Parigi (19 settembre-15 novembre 2015)

    19 settembre – 15 novembre 2015

    In occasione del prestito del Doppio ritratto di amici di Pontormo della Galleria di Palazzo Cini per la mostra sulla ritrattistica fiorentina nel Cinquecento presso il Musée Jacquemart-André di Parigi (Bronzino, Salviati, Pontormo. Le portrait fiorentin au XVIe siècle, 11 settembre 2105- 25 gennaio 2016), il museo francese ha concesso in cambio uno dei capolavori della sua raccolta d’arte antica: una meravigliosa gouache del periodo maturo del vedutista veneziano Francesco Guardi, raffigurante un suggestivo capriccio architettonico (ca. 1760). Un capolavoro, che ben esemplifica la ricca produzione dei Capricci architettonici del pittore veneziano, genere tra i più affascinanti e rappresentativi del suo estro e della sua fantasia.

    L’opera sarà esposta all’interno della mostra “Disegni veneti del Settecento della Fondazione Giorgio Cini”.

  • L’Adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto (5 settembre – 2 novembre 2014)

    della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia
    05 Settembre – 02 Novembre 2015

    Palazzo Cini ospitò settembre a novembre 2014 l’Adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, capolavoro della maturità del pittore. Il dipinto, giocato su accostamenti cromatici di grande suggestione e effetti luministici e atmosferici di mirabile intensità, fu acquistato dal conte Paolo Tosio nel 1825 ed e sempre stato considerato fra i capolavori della collezione bresciana.

    Lorenzo Lotto fu artista molto amato anche dallo stesso Vittorio Cini che nel 1941 aveva acquistato lo splendido Ritratto di gentiluomo (forse Fioravante degli Azzoni Avogadro) eseguito dal pittore veneziano e già nella celebre collezione Contini Bonacossi.

    Presentare l’Adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto della Pinacoteca Tosio Martinengo a Palazzo Cini significava evocare, dunque, anche l’antica presenza negli stessi ambienti del dipinto di Lotto appartenuto a Vittorio Cini, pezzo di pregio della raccolta e che un tempo figurava nel grande salone del palazzo.

    L’iniziativa fu promossa dall’Istituto di Storia dell’Arte, in collaborazione con la Fondazione Brescia Musei e la Pinacoteca Tosio Martinengo, straordinaria raccolta d’arte generata dal colto collezionismo del conte Paolo Tosio nella prima meta dell’Ottocento (il legato risale al 1844), e che rileva, nonostante le differenti personalità e il diverso contesto storico, tangenze con la collezione di Vittorio Cini.

    L’esposizione si è rivelata un’ottima occasione per ammirare un capolavoro dell’arte del Rinascimento veneziano in un contesto museale raffinato e intimo, nel cuore di una raccolta di pregio ed eccezionale rarità e in un serrato dialogo con le opere della Galleria di Palazzo Cini, in particolare con i capolavori del Rinascimento toscano e ferrarese custoditi nelle sale attigue.

    La presenza dell’Adorazione dei pastori della Pinacoteca Tosio Martinengo a Palazzo Cini costituiva infine la tappa di un ideale percorso delle opere di Lorenzo Lotto a Venezia, che coinvolgeva le vicine Gallerie dell’Accademia con lo straordinario Ritratto di giovane, la chiesa dei Carmini con la pala raffigurante San Nicola in gloria e santi e, infine, la basilica dei Santi Giovanni e Paolo con l’altra superba pala con la rappresentazione dell’Elemosina di Sant’Antonino.

  • Il Ritratto di giovane con liuto di Agnolo Bronzino (25 maggio – 21 luglio 2014)

    dalla Galleria degli Uffizi di Firenze
    24 Mag – 20 Luglio 2015

    Il Ritratto di giovane con Liuto di Agnolo Bronzino, proveniente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, ha inaugurato la serie degli “ospiti” in Galleria di Palazzo Cini, nell’anno della nuova apertura di Palazzo Cini a San Vio. Si relazionava perfettamente con la ritrattistica del maestro Pontormo, in particolare con il Doppio ritratto di amici, parallelamente esposto alla notevole mostra Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera” svoltasi a Palazzo Strozzi (Firenze, 8 marzo – 20 luglio 2014), all’interno di una collaborazione tra Fondazione Giorgio Cini, Galleria degli Uffizi e Fondazione Palazzo Strozzi che gettava un ponte ideale tra le due grandi città d’arte: Venezia e Firenze.

    Il Ritratto di giovane con liuto (1532-1534), nel quale Bronzino ritrae il poeta e musicista Giovanni Battista Strozzi, è opera affascinante della giovinezza del pittore fiorentino, massimo esempio di un manierismo inteso come esasperazione della norma classica e dei codici visivi rinascimentali.

  • La Madonna di Pontassieve di Beato Angelico (17 giugno – 28 settembre 2015)

    della Galleria degli Uffizi

    Anche nel 2015 prosegue la rassegna L’Ospite a Palazzo, che, grazie a intese con importanti e prestigiose istituzioni italiane e internazionali, vede le sale della collezione permanente di Palazzo Cini accogliere periodicamente un’opera ‘ospite’, intrecciando relazioni visive, dialogiche e di contenuto con le altre opere della Galleria. Il 17 giugno vi troverà posto la Madonna di Pontassieve di Beato Angelico (1435 circa), capolavoro del primo Rinascimento toscano proveniente dalla Galleria degli Uffizi.

    Il dipinto arriva a Palazzo Cini in concomitanza con l’apertura della mostra Piero di Cosimo. Pittore “fiorentino” eccentrico tra rinascimento e maniera (Firenze, 23 giugno – 27 settembre 2015) che vedrà esposti i due dipinti di Piero di Cosimo normalmente conservati in Galleria: la Madonna con Bambino e Angeli (recentemente esposta anche nella mostra Piero di Cosimo: The Poetry of Painting in Renaissance Florence alla National Gallery of Art di Washington) e la Sacra Famiglia con San Giovannino.

    Sarà protagonista di una Conversazione d’Arte speciale a cura della storica dell’arte Ada Labriola, intitolata “Beato Angelico “pittore di luce”: la Madonna di Pontassieve, lo stesso 17 giugno alle 17.30. Come per le altre Conversazioni la partecipazione è gratuita, previo acquisto del biglietto d’ingresso alla Galleria. E’ sempre consigliata la prenotazione a palazzocini@cini.it.

Iniziative

Capolavori ritrovati della collezione di Vittorio Cini

8 aprile - 15 novembre 2016

La stagione 2016 apre con un grande evento, un’occasione unica per scoprire una parte significativa e meno nota della straordinaria collezione di opere d’arte formata da Vittorio Cini

Un nucleo di dipinti veneti, alcuni eccezionalmente esposti al pubblico per la prima volta, restituiranno il tenore qualitativo di una delle raccolte d’arte antica più importanti del Novecento italiano. Pur nell’alveo di una predilezione di matrice berensoniana, in sintonia con i principi e gli orientamenti del tempo per l’arte dei primitivi e per il primo Rinascimento, testimoniata dalla presenza di opere di Guglielmo Veneziano, Stefano di Sant’Agnese, Nicolò di Pietro, Michele Giambono, Carlo Crivelli (la splendida Madonna Speyer), Jacopo Bellini, Bartolomeo Montagna (la grande tavola recante la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco), Cima da Conegliano, Andrea da Murano, Giovanni Mansueti, la mostra evidenzierà come Vittorio Cini si sia rivolto anche alle epoche successive. Il Cinquecento è rappresentato  da opere di Tiziano (l’enigmatico San Giorgio che uccide il drago), Lorenzo Lotto (il bel Ritratto di gentiluomo, forse Fioravante degli Azzoni Avogadro), Bernardino Licinio, Benedetto Diana, Giovanni Cariani; e il Settecento da tele di Giambattista Tiepolo, Canaletto, Francesco e Giovanni Antonio Guardi (del quale si esporranno tre tele del ciclo soffittale di Ca’ Zulian); spiccano, nel nucleo guardesco, quattro sublimi capricci e due squisite ‘turcherie’ di Francesco, di cui si espone anche la Veduta del bacino di San Marco con l’albero genealogico della famiglia Giovannelli.

Saranno, inoltre, eccezionalmente visibili tre album di disegni, noti come i cosiddetti ‘Fasti veneziani’, che raccolgono 58 fogli che illustrano fatti della storia di Venezia: prove grafiche di altissima qualità contraddistinte da un linguaggio stilistico che asseconda la genuina vena rococò del pittore.

Archivio delle Iniziative

  • Tiziano e Veronese. I ritratti di Daniele Barbaro

    Tiziano e Veronese. I ritratti di Daniele Barbaro

    19 Settembre – 15 Novembre 2015

    A metà Cinquecento, nella Venezia dei suntuosi palazzi patrizi che si stanno riempiendo di ricche collezione d’arte, di pitture realizzate da Giorgione e Tiziano, delle antichità romane, nella Venezia dei grandi cantieri artistici, come Palazzo Ducale e la Libreria Marciana, il rinnovamento del sistema del Sapere (linguaggi, tecniche, scienze e arti) s’identifica con Daniele Barbaro, che impone una nuova concezione umanistica e scientista dell’ars edificatoria. In occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della nascita del celebre umanista e scienziato, promosse dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione Giorgio Cini, il salone del secondo piano di Palazzo Cini ospiterà – in concomitanza con una mostra dedicata ai disegni del Settecento dalle raccolte della Fondazione – due capolavori indiscussi della ritrattistica veneziana del Cinquecento, i ritratti di Barbaro dipinti da Tiziano Vecellio (1545 c.) e Paolo Veronese (1560 c.), eccezionalmente prestati dal Museo del Prado di Madrid e dal Rijksmuseum di Amsterdam ed esposti insieme per la prima volta.

    Eseguite a distanza di quindici anni circa, le due opere raccontano due momenti nodali nello sviluppo della pittura del Cinquecento a Venezia. Tiziano e Veronese protagonisti dell’evento espositivo dedicato a Barbaro sono anche i protagonisti indiscussi della pittura del loro tempo, uniti in un ideale passaggio di testimone avvenuto nel 1557, quando il venerato Vecellio premia il giovane Veronese in piena ascesa con la collana d’oro come il migliore tra gli artisti attivi nella Libreria Marciana. Grazie al corredo di libri d’epoca, provenienti dalle collezioni della Fondazione Giorgio Cini e dall’Accademia di Belle Arti, la mostra evoca icasticamente la sua figura, la sua produzione intellettuale e la sua cerchia culturale, mettendo in relazione il doppio ruolo di trattatista prolifico e di committente raffinato che assunse nella Venezia del tardo Rinascimento.

  • Disegni veneti del Settecento della Fondazione Giorgio Cini

    Disegni veneti del Settecento della Fondazione Giorgio Cini

    e un Ospite d'eccezione: il Capriccio di Francesco Guardi del Musée Jacquemart-André
    19 Settembre – 15 Novembre 2015

    Nel 1962 l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini si arricchì, grazie alla munificenza di Vittorio Cini e all’accorta politica culturale del direttore Giuseppe Fiocco, di un cospicuo patrimonio grafico: una collezione che rafforzava gli intenti primigeni di costituire presso la Fondazione un osservatorio di studio e valorizzazione sul disegno antico. Attraverso una serie d’importanti acquisizioni, si costituì il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, le cui dotazioni si ampliarono negli anni seguenti grazie a numerosi lasciti e acquisti. Il rilievo dato in particolare al disegno veneto, che nel frattempo una serie di mostre, divenute poi celebri, andava indagando e approfondendo, con l’esposizione presso la Fondazione Cini di raccolte pubbliche e private di tutto il mondo, era stato determinato da una delle acquisizioni di maggior pregio: i 484 fogli già appartenuti a Giuseppe Fiocco, tra i quali si contano capolavori di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Francesco Guardi, Piazzetta, Pellegrini, Canaletto e un nutrito gruppo di disegni autografi e di bottega di Giambattista Pittoni.

    Dalla raccolta Fiocco proviene la gran parte dei fogli selezionati per questa mostra, presentata nei rinnovati spazi del secondo piano di Palazzo Cini: primo di una serie di appuntamenti espositivi volti a valorizzare e far conoscere al grande pubblico le ricche raccolte d’arte della Fondazione.

    A impreziosire la mostra, gemma tra le gemme, un prestito d’eccezione dal Musée Jacquemart-André di Parigi: una magnifica gouache di Francesco Guardi raffigurante uno dei suoi bellissimi scorci veneziani di fantasia.

  • Mostra Ettore Spalletti

    Mostra Ettore Spalletti

    25 Aprile – 23 Agosto 2015

    Promossa dalla Fondazione Giorgio Cini, in collaborazione con ASLC Progetti per l’arte – Verona, e con il contributo della galleria Studio la Città, la mostra inaugura il secondo piano della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, in occasione dell’apertura stagionale della casa-museo.

    L’esposizione che Ettore Spalletti presenterà a Palazzo Cini sarà particolarmente meditata. L’artista, lontano da quella forma di seducente notorietà che talvolta il contemporaneo regala, lavorerà ragionando sul luogo, ascoltandolo, osservandone le variazioni di luce, studiandone lo spazio. Le stanze del secondo piano del Palazzo, recentemente rinnovate, accoglieranno una mostra espressione di una relazione profonda con uno spazio che era, e rimane nell’intento dell’artista, domestico; allo stesso tempo i capolavori d’arte antica esposti nella Galleria al piano nobile saranno una presenza importante per Spalletti, come racconto della vita del luogo. La varietà, la complessità e la profondità di questo maestro dell’arte contemporanea italiana, condurrà il visitatore/ospite attraverso un’esperienza visiva avvolgente e familiare.

    Le opere di Ettore Spalletti sono state esposte nei più prestigiosi spazi museali, italiani e stranieri. Recentemente GAM di Torino, MADRE di Napoli e MAXXI di Roma, hanno dedicato al Maestro un’importante retrospettiva del suo percorso artistico – dalla pittura alla scultura fino alle installazioni ambientali. Oltre ad aver rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia e a due edizioni di Documenta a Kassel, Spalletti è uno dei più rappresentativi esponenti dell’arte contemporanea.

     

Disegni veneti del Settecento della Fondazione Giorgio Cini

e un Ospite d'eccezione: il Capriccio di Francesco Guardi del Musée Jacquemart-André
19 Settembre – 15 Novembre 2015

Nel 1962 l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini si arricchì, grazie alla munificenza di Vittorio Cini e all’accorta politica culturale del direttore Giuseppe Fiocco, di un cospicuo patrimonio grafico: una collezione che rafforzava gli intenti primigeni di costituire presso la Fondazione un osservatorio di studio e valorizzazione sul disegno antico. Attraverso una serie d’importanti acquisizioni, si costituì il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, le cui dotazioni si ampliarono negli anni seguenti grazie a numerosi lasciti e acquisti. Il rilievo dato in particolare al disegno veneto, che nel frattempo una serie di mostre, divenute poi celebri, andava indagando e approfondendo, con l’esposizione presso la Fondazione Cini di raccolte pubbliche e private di tutto il mondo, era stato determinato da una delle acquisizioni di maggior pregio: i 484 fogli già appartenuti a Giuseppe Fiocco, tra i quali si contano capolavori di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Francesco Guardi, Piazzetta, Pellegrini, Canaletto e un nutrito gruppo di disegni autografi e di bottega di Giambattista Pittoni.

Dalla raccolta Fiocco proviene la gran parte dei fogli selezionati per questa mostra, presentata nei rinnovati spazi del secondo piano di Palazzo Cini: primo di una serie di appuntamenti espositivi volti a valorizzare e far conoscere al grande pubblico le ricche raccolte d’arte della Fondazione.

A impreziosire la mostra, gemma tra le gemme, un prestito d’eccezione dal Musée Jacquemart-André di Parigi: una magnifica gouache di Francesco Guardi raffigurante uno dei suoi bellissimi scorci veneziani di fantasia.

Tiziano e Veronese. I ritratti di Daniele Barbaro

19 Settembre – 15 Novembre 2015

A metà Cinquecento, nella Venezia dei suntuosi palazzi patrizi che si stanno riempiendo di ricche collezione d’arte, di pitture realizzate da Giorgione e Tiziano, delle antichità romane, nella Venezia dei grandi cantieri artistici, come Palazzo Ducale e la Libreria Marciana, il rinnovamento del sistema del Sapere (linguaggi, tecniche, scienze e arti) s’identifica con Daniele Barbaro, che impone una nuova concezione umanistica e scientista dell’ars edificatoria. In occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della nascita del celebre umanista e scienziato, promosse dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione Giorgio Cini, il salone del secondo piano di Palazzo Cini ospiterà – in concomitanza con una mostra dedicata ai disegni del Settecento dalle raccolte della Fondazione – due capolavori indiscussi della ritrattistica veneziana del Cinquecento, i ritratti di Barbaro dipinti da Tiziano Vecellio (1545 c.) e Paolo Veronese (1560 c.), eccezionalmente prestati dal Museo del Prado di Madrid e dal Rijksmuseum di Amsterdam ed esposti insieme per la prima volta.

Eseguite a distanza di quindici anni circa, le due opere raccontano due momenti nodali nello sviluppo della pittura del Cinquecento a Venezia. Tiziano e Veronese protagonisti dell’evento espositivo dedicato a Barbaro sono anche i protagonisti indiscussi della pittura del loro tempo, uniti in un ideale passaggio di testimone avvenuto nel 1557, quando il venerato Vecellio premia il giovane Veronese in piena ascesa con la collana d’oro come il migliore tra gli artisti attivi nella Libreria Marciana. Grazie al corredo di libri d’epoca, provenienti dalle collezioni della Fondazione Giorgio Cini e dall’Accademia di Belle Arti, la mostra evoca icasticamente la sua figura, la sua produzione intellettuale e la sua cerchia culturale, mettendo in relazione il doppio ruolo di trattatista prolifico e di committente raffinato che assunse nella Venezia del tardo Rinascimento.

Mostra Ettore Spalletti

25 Aprile – 23 Agosto 2015

Promossa dalla Fondazione Giorgio Cini, in collaborazione con ASLC Progetti per l’arte – Verona, e con il contributo della galleria Studio la Città, la mostra inaugura il secondo piano della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, in occasione dell’apertura stagionale della casa-museo.

L’esposizione che Ettore Spalletti presenterà a Palazzo Cini sarà particolarmente meditata. L’artista, lontano da quella forma di seducente notorietà che talvolta il contemporaneo regala, lavorerà ragionando sul luogo, ascoltandolo, osservandone le variazioni di luce, studiandone lo spazio. Le stanze del secondo piano del Palazzo, recentemente rinnovate, accoglieranno una mostra espressione di una relazione profonda con uno spazio che era, e rimane nell’intento dell’artista, domestico; allo stesso tempo i capolavori d’arte antica esposti nella Galleria al piano nobile saranno una presenza importante per Spalletti, come racconto della vita del luogo. La varietà, la complessità e la profondità di questo maestro dell’arte contemporanea italiana, condurrà il visitatore/ospite attraverso un’esperienza visiva avvolgente e familiare.

Le opere di Ettore Spalletti sono state esposte nei più prestigiosi spazi museali, italiani e stranieri. Recentemente GAM di Torino, MADRE di Napoli e MAXXI di Roma, hanno dedicato al Maestro un’importante retrospettiva del suo percorso artistico – dalla pittura alla scultura fino alle installazioni ambientali. Oltre ad aver rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia e a due edizioni di Documenta a Kassel, Spalletti è uno dei più rappresentativi esponenti dell’arte contemporanea.

 

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Riapertura Palazzo Cini. La Galleria

L’8 aprile 2016 riapre al pubblico la Galleria di Palazzo Cini a San Vio Il secondo piano della casa-museo ospiterà quest’anno la mostra Capolavori ritrovati della collezione di Vittorio Cini, pensata come…CONTINUA…

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Mappa Dorsoduro Museum Mile

Dorsoduro Museum Mile

Il Dorsoduro Museum Mile propone uno straordinario percorso culturale, legando idealmente l’una all’altra alcune tra le più prestigiose istituzioni culturali veneziane: le Gallerie dell’Accademia, la Galleria di Palazzo Cini, la Collezione Peggy Guggenheim…CONTINUA…

Da settembre due grandi novità a Palazzo Cini

Inaugura il 19 settembre 2015 la stagione autunnale di Palazzo Cini a San Vio, con molte importanti novità. Il secondo piano della casa-museo ospiterà due progetti espositivi: la presentazione di due ritratti di…CONTINUA…

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L’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini organizza periodicamente cicli di incontri affidati a storici dell’arte, studiosi ed esperti, per far conoscere meglio al pubblico la casa-museo di Vittorio…CONTINUA…

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L’Ospite a Palazzo: La Madonna di Pontassieve di Beato Angelico

 (17 giugno – 28 settembre 2015) La Galleria di Palazzo Cini a San Vio accoglie un nuovo ospite illustre: la Madonna di Pontassieve di Beato Angelico (Vicchio di Mugello, 1395 ca. – Roma, 1455), capolavoro del grande pittore toscano, proveniente…CONTINUA…

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L'Ercole di Francesco Segala da Padova a Venezia

Dal 25 aprile al 3 agosto sarà esposta in Galleria una delle poche opere note dello scultore rinascimentale padovano Francesco Segala, l’Ercole conservato (insieme ad un Onfale) presso i Musei…CONTINUA…

Visite guidate a Palazzo Cini

Per visitare la Galleria di Palazzo Cini sarà attivo un servizio di visite guidate, gestito da Civita Tre Venezie.Le visite saranno solo su prenotazione per gruppi di massimo 20 persone.…CONTINUA…

Conversazioni d'Arte

Conversazioni d'Arte 13 maggio - 1 luglio 2015

Questa primavera riprendono le Conversazioni d’Arte, cicli di incontri affidati a storici dell’arte, studiosi ed esperti, per far conoscere meglio al pubblico la casa-museo di Vittorio Cini e approfondire aspetti…CONTINUA…

logo Art Night

Art Night 2015

Il 20 giugno la Galleria di Palazzo Cini sarà eccezionalmente aperta dalle 19.00 alle 24.00 in occasione dell’Art Night 2015, promossa dall’Università Ca’ Foscari e dal Comune di Venezia. Un…CONTINUA…

25 aprile 2015 per la festa di San Marco entrata gratuita per i Veneziani

In occasione della festa del 25 aprile festa della Liberazione, ma anche festa del patrono di Venezia, San Marco, l’entrata alla Galleria sarà gratuita per i Veneziani.CONTINUA…

vetrina

Nuova luce a Palazzo Cini

La collaborazione tra Fondazione Giorgio Cini, Master Audio e Coemar Lighting, sviluppata in occasione della nuova apertura di Palazzo Cini, nasce dalla volontà di dotare le sale della Galleria di…CONTINUA…

Palazzo Cini dal campo S. Vio

25 aprile 2015 riapre la Galleria con, al secondo piano appena restaurato, una mostra site-specific di Ettore Spalletti

Una delle novità più importanti della riapertura di Palazzo Cini sarà la restituzione al pubblico del secondo piano, recentemente restaurato per ospitare un programma di mostre temporanee e iniziative culturali. Questo spazio,…CONTINUA…

Info e biglietti

Dove siamo
Palazzo Cini
Dorsoduro 864, Venezia

Informazioni
Riapertura l’ 8 aprile 2016
Tutti i giorni ore 11-19
(ultimo ingresso 18.15)
Chiuso il martedì

tel. 041/2710217
palazzocini@cini.it

Visite guidate
tel. 041/2201215
segreteria@civitatrevenezie.it

N.B. Per la sicurezza delle opere d’arte esposte gli ingressi possono essere contingentati.
L’unico modo per assicurarsi l’ingresso in un determinato orario è acquistare in anticipo il biglietto online.

Acquista il biglietto online

Biglietti
Intero10,00 €
Ridotto8,00 €Gruppi superiori a 8 persone
Ragazzi 15-25 anni
Over 65
Mappa Dorsoduro Museum Mile
Soci Touring Club, Coop e Ali
Ridotto 25,00 €Residenti Comune di Venezia
Soci Guggenheim
Studenti e docenti universitari U.E. delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, iscritti ai corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico, storico-artistico delle facoltà di lettere e filosofia, iscritti alle Accademie delle Belle Arti
Gratuito0,00 €Minori di 15 anni (i minori devono essere accompagnati)
Membri ICOM (International Council of Museums)
Diversamente abili accompagnati da un familiare o da un assistente socio-sanitario
Giornalisti accreditati con tesserino
Dipendenti Assicurazioni Generali
Guide di Venezia accreditate
Ridotto Guggenheim7,00 €Possessori Voucher Guggenheim
Possessori Voucher Generali
Possessori Voucher Visite guidate Fondazione Giorgio Cini
Visite guidate100 €Per gruppi di massimo 20 persone - solo su prenotazione a segreteria@civitatrevenezie.it

Assicurazioni Generali per Palazzo Cini

Prendersi Cura Delle Cose Di Valore

Sostenere e trasmettere il nostro inestimabile patrimonio culturale è un impegno in cui Generali si riconosce profondamente. La riapertura di Palazzo Cini a San Vio esprime questo che è un valore identitario della compagnia e conferma la sua secolare missione: prendersi cura delle cose di valore.

Aprendo al pubblico in maniera duratura un bene raro e prezioso come Palazzo Cini, Generali vuole offrire l’opportunità di far scoprire, conoscere e riappropriarsi di un affascinante tesoro: la Galleria, i mobili e gli oggetti d’arte che riflettono il carattere originario dell’abitazione e il gusto personale del grande collezionista Vittorio Cini. Uno sguardo dietro le quinte della lungimirante operazione culturale legata alla Fondazione Cini sull’Isola di san Giorgio, che coincide con la celebrazione del suo sessantesimo anniversario.

Attraverso questa azione Generali interpreta in chiave innovativa il ruolo di mecenate, offrendo ai progetti che sostiene la possibilità di esprimersi, aprendosi a nuove opportunità di confronto con il pubblico, creando valore, offrendo stimoli, comunicando con quel linguaggio unico e riconoscibile che già la contraddistingue negli oltre 60 paesi in cui opera. l’impegno di Generali a Venezia ha un significato profondo. il leone di san Marco rappresenta un legame simbolicamente indissolubile con la città lagunare e la sua storia, dove la compagnia è presente fin dalle sue origini, con cui condivide la vocazione internazionale e multiculturale e dove è presente supportando primari istituti artistici, musicali e letterari. Dando rilievo alla promozione e alla diffusione della cultura, Generali sostiene il convincimento che avvicinare le persone all’arte, alla musica, alla letteratura, sia un elemento di crescita e di stimolo all’innovazione.

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