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Palazzo Cini

La Sala dei polittici

La Galleria di Palazzo Cini, raffinata casa-museo sorta nel 1984, custodisce un prezioso nucleo della raccolta d’arte antica di uno dei più importanti collezionisti del novecento italiano: l’imprenditore e filantropo Vittorio Cini (1885 – 1977).

I suoi ambienti si sviluppano su due piani: il primo, testimonianza suggestiva di un colto collezionismo a Venezia, restituisce il fascino della dimora del mecenate, mentre il secondo ospita mostre e iniziative culturali. Il museo è frutto del dono di Yana Cini Alliata di Montereale, che nel 1981 lasciò alla Fondazione una parte delle raccolte del padre e alcune sale del palazzo Grimani, acquistato da Cini insieme all’attiguo palazzo Foscari tra 1919 e 1920. Un lascito che garantì il rapporto inscindibile tra la collezione e la casa, oggi ripresentato al pubblico grazie al contributo di Assicurazioni Generali.

La donazione è costituita da dipinti toscani dal XIII al XVI secolo, sculture e oggetti d’arte, tra i quali spiccano il nucleo di rami smaltati rinascimentali, il gruppo di avori gotici e il servizio di porcellane Cozzi, allestito nel salotto neorococò progettato da Tomaso Buzzi. Al nucleo originario si aggiunse nel 1989 la straordinaria raccolta di dipinti ferraresi del Rinascimento, grazie alla generosità di Ylda Cini Guglielmi di Vulci, i cui eredi nel 2015 hanno arricchito la Galleria con un nuovo gruppo di opere d’arte e arredi, sempre provenienti dalla collezione originaria di Vittorio Cini.

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Veduta di Palazzo Cini dal Campo San Vio

La Storia

Dentro la casa del collezionista

Vittorio Cini (Ferrara, 1885-Venezia, 1977), imprenditore, uomo politico coinvolto nelle più importanti imprese finanziarie e produttive dell’Italia del Novecento, va annoverato tra i grandi collezionisti del Ventesimo secolo.

Vittorio Cini acquistò il palazzo Foscari nel 1919, affacciato sul Canal Grande ed eretto dal 1563 al 1565 per Elisabetta Venier Foscari, un anno dopo le nozze con la diva del cinema muto Lyda Borelli; qualche anno dopo fu aggregato al palazzo contiguo, già dei Grimani del ramo di Santa Maria Formosa, realizzato dal 1564 al 1567 per Vincenzo Grimani e definito da Francesco Sansovino nella Venezia città nobilissima et singolare di «maniera assai bella & gentile» (1581). L’ampia residenza assumerà un rilievo sempre più significativo in relazione alle necessità di rappresentanza di Vittorio Cini (nel 1934 verrà nominato Senatore) qualificandosi come scrigno prezioso di dipinti, sculture, vetri, porcellane, smalti, bronzetti, tappeti, specchi, secondo principi di nobile eleganza, tali da rendere immediatamente percepibile l’immagine del ricco e coltivato signore.

L’anima collezionistica informa l’allestimento del palazzo a San Vio, dove distribuire i pezzi migliori della immensa raccolta che andava formando e che negli anni quaranta e cinquanta giungerà a vertici qualitativi difficilmente comparabili con collezioni italiane analoghe: dipinti, sculture, vetri, porcellane, smalti, bronzetti, tappeti, specchi, approvvigionandosi presso i mercati antiquari più fecondi, e avvalendosi di consiglieri, conoscitori, specialisti e storici dell’arte del calibro di Bernard Berenson, Federico Zeri, Giuseppe Fiocco e Tammaro De Marinis, tra i principali protagonisti della politica culturale italiana di allora.
Negli anni cinquanta le raccolte custodite nel palazzo furono riordinate per consentire una miglior distribuzione dei dipinti, nel frattempo enormemente accresciuti.

Tra il 1956 e il 1958 l’architetto valtellinese Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900-Rapallo, 1981), referente di punta di una nutrita committenza aristocratica, desiderosa di aggiornare le proprie dimore private, fu chiamato a intervenire nella progettazione degli interni della residenza Cini in laguna. Tra i suoi contributi più significativi, visitabili perché inseriti nel percorso museale, vi sono la scala ovale a chiocciola, e l’affascinate sala da pranzo ovale in stile neorococò, occupante l’area della demolita scalinata d’accesso al piano nobile e ospitante la splendida raccolta di porcellane della manifattura veneziana Cozzi (1785-1795). Al raffinato collezionista e uomo di cultura, si aggiunse il mecenate e filantropo: in seguito alla tragica scomparsa nel 1949 del primogenito Giorgio, caduto con il proprio aereo privato nei pressi di Cannes, il padre promosse, in memoria del figlio, la costituzione della Fondazione Giorgio Cini, centro di cultura e formazione, nato nel 1951 presso l’Isola di San Giorgio Maggiore come sede per istituti di ricerca avanzata negli studi umanistici e per scuole di preparazione professionale e di addestramento navale. Agli istituti di ricerca furono presto aggregate, grazie al mecenatismo di Vittorio Cini, raccolte d’arte, acquistate sul mercato antiquario come dotazioni specifiche connesse alle attività scientifiche (i disegni antichi per esempio) o trasferite a San Giorgio dalle residenze di famiglia.

Veduta della sala del Rinascimento nell'allestimento degli anni sessanta
Yana Cini Alliata di Montereale nello studio milanese dello scultore Francesco Messina nel 1951
Veduta del salone nobile nell'allestimento degli anni sessanta

La Donazione

Alla morte di Vittorio Cini nel 1977 la sterminata raccolta, suddivisa in nuclei contraddistinti perlopiù da aggregazioni per aree geografiche e scuole, fu ereditata dalle figlie Yana, Ylda e Mynna.

A Yana Alliata di Montereale la terzogenita, che nel 1953 aveva sposato il principe Fabrizio Alliata di Montereale, la decisione di donare alla Fondazione Giorgio Cini un cospicuo gruppo di dipinti toscani, alcune sculture di pregio e diversi oggetti di arte decorativa, determinando così le basi per costituire, in seno all’istituzione voluta nel 1951 dal padre, una Galleria pubblica che evocasse lo spirito, il gusto e l’anima del collezionismo del grande mecenate. Nel 1981 e nel 1982 furono disposti gli atti di donazione, comprendenti la cessione di una porzione del palazzo di famiglia, atto lungimirante che garantiva la possibilità di preservare il rapporto inscindibile tra le opere e il loro contesto di appartenenza; il 21 settembre 1984, alla presenza di Federico Zeri che ne aveva curato il catalogo e l’allestimento, fu inaugurata la Galleria di Palazzo Cini.

Al nucleo originario si aggiunse dal 1989, per gentile concessione degli eredi Guglielmi di Vulci cui era toccata in sorte, la considerevole raccolta dei dipinti ferraresi, costituita da Cini in virtù delle origini emiliane e grazie alla presenza, accanto al conte, della rilevante figura di Nino Barbantini, organizzatore nel 1933 della grande mostra allestita presso Palazzo dei Diamanti a Ferrara.

La sala del Rinascimento

La Galleria

Concepita come casa-museo, tramite scelte espositive rispettose della fisionomia della dimora abitata dal collezionista, la galleria espone il prezioso nucleo dei dipinti, sculture e oggetti d’arte, componendo un ragguardevole percorso dell’arte italiana dal XIII al XVI secolo e qualificandosi come un unicum nel panorama museale veneziano per la cospicua presenza di primitivi toscani. Della donazione fa parte la serie straordinaria di dipinti del rinascimento fiorentino, che conta capolavori di Filippo Lippi, Beato Angelico, Botticelli, Piero di Cosimo, Pontormo, celebrati dalla letteratura ed esposti anche recentemente in occasione di importanti mostre d’arte internazionali.

La raccolta di dipinti ferraresi annovera dei pezzi tra i più pregiati della collezione dedicata a Rinascimento estense, con capolavori di Cosmè Tura (un pannello dell’altarolo Colonna), di Ercole de’ Roberti − nello specifico tre tavolette provenienti dal polittico Griffoni un tempo nella cappella omonima di san Petronio a Bologna − e di altri artisti dell’”officina ferrarese” come Marco Zoppo, Baldassarre d’Este, Ludovico Mazzolino, Lorenzo Costa. Gemma della serie è la tavola con Scena allegorica di Dosso Dossi, proveniente dal soffitto della camera da letto di Alfonso I d’Este nel Castello estense di Ferrara. La collezione dei dipinti è arricchita da alcuni nuclei di arte decorativa di grande pregio: gli avori siculo-bizantini, francesi e tedeschi; i quattro manufatti in osso e intarsio ligneo della bottega degli Embriachi; il nucleo dei rami smaltati rinascimentali di manifattura veneziana; una pisside limosina duecentesca a smalto ‘champlevé’; il servizio da tavola settecentesco Cozzi in porcellana dura, e ancora cassoni e arredi, tra i quali una portantina napoletana in stile rococò, che testimoniano fedelmente la ricchezza e la vastità degli interessi del grande collezionista.

  • Anticamera (o Sala della Portantina)

    La visita alla Galleria si apre con l’anticamera d’accesso all’appartamento: l’ambiente è sintesi del raffinato gusto del collezionista nei confronti delle arti decorative, verso le quali Vittorio Cini fu costantemente attratto e la cui abbondanza e varietà caratterizzarono sin dagli esordi la raccolta. Scorrendo gli inventari della collezione si notano numerosi avori, smalti, argenti, bronzetti, gemme intagliate, cammei, vetri, gioielli: un interesse per l’oggetto piccolo e prezioso, da custodire in angoli riposti della casa e mostrare agli intendenti e agli appassionati e, allo stesso tempo, da distribuire con garbo su tavolini, consolle, ripiani, vetrine, come le fotografie d’epoca rivelano. L’anticamera è arricchita da un gruppo di tavole di scuola toscana che conta un capolavoro duecentesco come la croce giuntesca, apice qualitativo degli acquisti di Vittorio Cini nell’ambito della pittura dei primitivi, appartenuto sino al 1937 al collezionista piemontese Riccardo Gualino. Completano l’ambiente, donandogli il calore domestico di un interno un tempo abitato, una portantina settecentesca napoletana e una consolle riccamente intagliata con volute rocaille.

    • LIST OF WORKS

      • Giunta Pisano(Italia centrale, prima metà sec. XIII)
        Croce processionale a due facce
        Tempera e argento su tavola, cm 58,5 x 41,5
      • Lorenzo Monaco (bottega di)(fine sec. XIV)
        Cristo crocifisso
        Tempera su tavola
      • Pietro di Giovanni Ambrosi(attivo dal 1428 al 1448)
        Crocefissione
        Tempera e oro su tavola, cm 55,2 x 32,5
      • Limoges(1270 – 1290)
        Pisside
        Rame smaltato, altezza cm 28,8, diametro coppa cm 11,5, diametro piede cm 12,8
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 48,5, altezza cm 4,5
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 29,7, altezza cm 4,2
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Alzata
        Rame smaltato, diametro cm 26, altezza cm 5
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Specchio
        Rame smaltato, diametro cm 16,8
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 29,8, altezza cm 4
      • Italia settentrionale (Venezia?)(fine del sec. XV, inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 29,8, altezza cm 4
      • Italia settentrionale (Venezia?)(inizi del sec. XVI)
        Piatto
        Rame smaltato, diametro cm 46,2, altezza cm 5,5
      • Venezia (?)(seconda metà del sec. XVII)
        Specchio
        bronzo dorato, rame e smalti, cm 24,6 x 21,5
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Altarolo portatile
        Madonna con il Bambino e due angeli; Santi Paolo e Pietro
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 24,4 x 22,5
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Altarolo portatile
        Madonna con il Bambino e Santi Ludovico da Tolosa, Lorenzo, Giovanni Battista e Marco
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 32,8 x 26,2
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Scrigno nuziale
        Teoria di figure; Virtù con clavi e scudi
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 28,6 x 16,5, altezza cm 22,5
      • Bottega degli Embriachi(Venezia, fine del sec. XIV, inizi sec. XV)
        Scrigno nuziale
        Teoria di figure; Virtù con clavi e scudi
        Osso scolpito e legno intarsiato, cm 22,9 x 13,8, altezza cm 17,5
      • Sicilia (?)(sec. XIII)
        Cristo seduto in trono
        Bassorilievo su placchetta d'avorio, cm 13,5 x 9
      • Sicilia (?)(sec. XIII)
        Adorazione dei Magi, Crocefissione, Fuga in Egitto, Battesimo di Gesù
        Pace con 4 bassorilievi, cm 11,3 x 10,5
      • Maestro del dittico di Innes (?)(seconda metà sec. XIV)
        Morte della Vergine e il sogno di San Luca
        Dittico in avorio, cm 15 x 12
      • Germania (?)(seconda metà sec. XIV)
        Annunciazione e Crocefissione
        Parte di dittico in avorio, cm 5 x 10
      • Francia(seconda metà sec. XIV)
        Madonna con il Bambino, Re Magi e Presentazione al Tempio
        Trittico in avorio, cm 10 x 17
      • Francia(seconda metà sec. XIV)
        Amore che lancia dardi e due coppie d'innamorati
        Parte di dittico in avorio, cm 6 x 9,5
      • Francia(sec. XV)
        Incoronazione della Vergine
        Targhetta d'avorio, altezza cm 15
      • Francia(sec. XV)
        Madonna tra due Angeli e la Crocefissione
        Dittico in avorio, cm 8,5 x 7,5
      • Germania(sec. XV)
        Madonna
        Figura in avorio, altezza, cm 19
      • Germania(sec. XV)
        San Giovanni
        Figura in avorio, altezza, cm 19
      • Beham Hans Sebald (allievo di Dürer, attribuito a)(Germania, 1500 - 1550)
        Madonna fra due Angeli e Crocefissione
        Dittico, cm 10,5 x 9
      • Fiandra(sec. XVI)
        Madonna con il Bambino
        Piccola targhetta con bassorilievo in avorio, cm 45 x 9,5 (cm 13,5 con la base)
      • Firenze, sec. XIVSanta Chiara che presenta l'Ostensorio ai Saraceni
        Avorio su basetta in marmo nero, altezza cm 23
      • Francesco Messina(Linguaglossa, 1900 – Milano, 1995)
        Busto di Yana Cini Alliata di Montereale
        Terracotta policroma
      • Napoli(1770 – 1785)
        Portantina
        Legno intagliato, dipinto e dorato, cuoio dipinto, altezza cm 191,3, larghezza cm 78,5, profondità cm 93, base altezza cm 14, larghezza cm 85,5, profondità cm 96
  • Sala dei Primitivi (o Sala della Maestà)

    Maestro di Badia a Isola (Siena, attivo alla fine del sec. XIII) Maestà Tempera e oro su tavola, cm 172 × 103
    Guariento
    Maestro del Bigallo (Italia centrale, attivo a metà del sec. XIII) Madonna con il Bambino Tempera su tavola

    La seconda sala è espressione significativa della passione collezionistica di Vittorio Cini per la pittura dei ‘primitivi’ (termine coniato nel XIX secolo per quegli artisti che precedettero la grande svolta della pittura del rinascimento maturo, per lo più incarnata nel genio di Raffaello Sanzio).
    Nella prima metà del Novecento molti collezionisti della generazione di Vittorio Cini ebbero nei confronti della pittura su tavola e dei fondi oro dal XIII al XV secolo un interesse direttamente proporzionale alle grandi possibilità di approvvigionamento sul mercato antiquario: centinaia di opere, integre, ma più spesso in frammenti disarticolati, provenienti da chiese, conventi, confraternite, ne arricchirono considerevolmente le collezioni, anche grazie all’intermediazione di numerosi mercanti, procacciatori, restauratori. Tra i più importanti consiglieri di Vittorio Cini, capaci di coltivarne il gusto e orientarne le scelte, vi furono storici dell’arte e conoscitori straordinari come Bernard Berenson e Federico Zeri, i cui studi e le cui preferenze estetiche nei confronti della pittura del Trecento e del Quattrocento, soprattutto toscana e dell’Italia centrale, condizionarono la fisionomia della collezione. Quest’ultima infatti si caratterizza come una delle più importanti raccolte del genere nel Novecento. L’ambiente, dove sono distribuiti dipinti, sculture, cassoni, è ingentilito da un lampadario muranese in vetro soffiato e stampato del XIX secolo e da un delicato soffitto neorococò, realizzato dall’équipe dello stuccatore Giacinto Boccanegra, in concomitanza con il lavori di rinnovamento del palazzo a opera dell’architetto Tomaso Buzzi.

    • LIST OF WORKS

      • Maestro del Bigallo(Italia centrale, attivo a metà del sec. XIII)
        Madonna con il Bambino
        Tempera su tavola
      • Scuola fiorentina(ultimo quarto del sec. XIII)
        Crocifisso
        Cristo patiens
        Tempera e oro su tavola rinforzata con tela, cm 210 × 124,5
      • Giotto (bottega di)(1325 – 1327)
        Due Apostoli
        Tempera su tavola, cm 42,5 x 32
      • Maestro del Trittico Horne (Gaddo Gaddi)(Firenze, inizio sec. XIV)
        Madonna in trono con il Bambino e due Santi
        Tempera e argento su tavola, cm 182 × 103
      • Maestro di Badia a Isola(Siena, attivo alla fine del sec. XIII)
        Maestà
        Tempera e oro su tavola, cm 172 × 103
      • Niccolò di Segna(Siena, attivo dal 1331 al 1345)
        Madonna con il Bambino
        Tempera e oro su tavola, cm 76 × 49,5
      • Taddeo Gaddi(Firenze, documentato dal 1332 al 1363)
        San Giovanni Evangelista beve dalla coppa avvelenata
        Tempera e oro su tavola, cm 33 × 36,7
      • Taddeo Gaddi(Firenze, documentato dal 1332 al 1363)
        San Giovanni Evangelista assunto in cielo
        Tempera e oro su tavola, cm 33 × 36
      • Bernardo Daddi(Firenze, documentato dal 1312 al 1348)
        Crocefissione
        Tempera e oro su tavola, cm 74 × 33,2
      • Bernardo Daddi (bottega di)Madonna in trono e Santi
        Tempera su tavola
      • Maestro del Dittico Poldi Pezzoli(Umbria, prima metà del sec. XIV)
        Cristo deriso, Flagellazione e Crocifissione
        Tempera e oro su tavola, cm 45,5 x 58
      • Guariento(Padova, attivo nel secondo e terzo quarto del sec. XIV)
        Ascensione di Cristo
        Tempera e oro su tavola, cm 28 × 20,8
      • Scultore fiorentino(fine del sec. XIV)
        Madonna con il Bambino
        Legno policromo, altezza cm 173
      • Nino Pisano(Pisa, 1315 – 1368)
        Madonna con il Bambino
        Scultura, cm 78
  • Sala dei polittici

    Maestro Francesco (ambito di Andrea Orcagna)
    (Firenze, 1363 ca.)
    San Paolo in trono e Santi
    Tempera e oro su tavola rinforzata da tela, cm 225 x 252 (l’insieme)
    Stefano di Giovanni detto il Sasseta
    (Cortona, 1400 – Siena, 1450)
    Madonna dell’umiltà
    Tempera e oro su tavola, cm 79,2 × 46
    Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta
    (Castiglione d’Orcia, 1410 – Siena, 1480)
    San Pietro Martire Tempera e oro su tavola, cm 195 × 104,5
    Ambito di Francesco di Valdambrino
    (sec. XV)
    Madonna con il Bambino
    Scultura, cm 150 x 405

    L’ampia sala, che si affaccia sul Campo San Vio, è uno degli ambienti del Palazzo tra i più sontuosi e ospitava, prima della morte del conte e della trasformazione della residenza in museo, la ricca collezione di ritratti rinascimentali. Concepita da Vittorio Cini come sala di rappresentanza e arricchita da vetri e porcellane, era il luogo ideale per le ‘colazioni d’arte’, gli incontri con gli amici storici dell’arte e gli antiquari, durante i quali si discutevano le proposte di acquisto per l’arricchimento della collezione. La sala, connotata dalla presenza di due grandi polittici d’altare, esempi importanti della cultura figurativa toscana tra fine XIV e inizi XV secolo, e da un’interessante serie di fondi oro di scuola senese del Quattrocento, si apre sulla graziosa sala da pranzo ovale, progettata da Tomaso Buzzi, che ospita il servizio settecentesco in porcellana della manifattura Cozzi.

    SALA DA PRANZO OVALE
    Tomaso Buzzi, architetto di casa Cini sin dagli anni quaranta, realizzò nel biennio 1956-1958 la graziosa stanza ovale in stile neorococò – occupante l’area della demolita scalinata d’accesso al piano nobile del palazzo e usata da Vittorio Cini come sala da pranzo − per collocare scenograficamente il servizio settecentesco della manifattura veneziana Cozzi (1785- 1795), composto da ben 275 pezzi. A suggerire il linguaggio dell’ambiente, con i suoi delicati stucchi bianchi vegetomorfi che ne trapuntano il soffitto, sono le volute carnose delle salsiere e delle cremiere e i motivi floreali che trapuntano piatti, cachepotsverrières, in bilico tra tardi stilemi rocaille e moduli neoclassici.

    • LIST OF WORKS

      • Francesco Neri da Volterra(1343 – 1371)
        San Giovanni Evangelista
        Tempera e oro su tavola, cm 158,5 x 57,8
      • Maestro Francesco (ambito di Andrea Orcagna)(Firenze, 1363 ca.)
        San Paolo in trono e Santi
        Tempera e oro su tavola rinforzata da tela, cm 225 x 252 (l’insieme)
      • Maestro del crocifisso d’argento(ca. 1350)
        Sei Santi
        Tempera su tavola, cm 138 × 58,5
      • Lorenzo di Niccolò(Toscana, attivo dal 1392 al 1411)
        Madonna in trono con il Bambino e quattro Santi
        Tempera e oro su tavola, tavola centrale cm 138,5 × 51,5, tavola sinistra 110,5 × 65,5, tavola destra 109,5 × 66,5
      • Stefano di Giovanni detto il Sassetta(Cortona, 1400 – Siena, 1450)
        Madonna dell’umiltà
        Tempera e oro su tavola, cm 79,2 × 46
      • Maestro dell’Osservanza(Siena, prima metà del sec. XV)
        Il Redentore
        Tempera e oro su tavola, cm 74 × 60,6
      • Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta(Castiglione d’Orcia, 1410 – Siena, 1480)
        San Pietro Martire
        Tempera e oro su tavola, cm 195 × 104,5
      • Matteo di Giovanni(Borgo San Sepolcro, 1430 – Siena, 1495)
        Madonna con il Bambino e due Santi Tempera e oro su tavola, cm 63 × 44
      • Scultore senese(seconda metà del sec. XIV)
        Santo vescovo
        Scultura, cm 158 x 36
      • Ambito di Francesco di Valdambrino(sec. XV)
        Madonna con il Bambino
        Scultura, cm 150 x 40
      • Manifattura Cozzi(Venezia, seconda metà del sec. XVIII)
        Servizio da tavola
        Porcellana, 275 pezzi
  • Sala da pranzo ovale

    Sala da pranzo ovale di Tomaso Buzzi

    L’architetto Tomaso Buzzi realizzò per Vittorio Cini, alla fine degli anni Cinquanta, questo suggestivo ambiente per esporre scenograficamente il servizio da tavola settecentesco di porcellane della manifattura veneziana Cozzi, databile agli anni 1785-1795 e composto da ben 275 pezzi. Interessante esempio di ambientazione ‘in stile’, era utilizzata dal conte come piccola sala da pranzo per ospitare otto commensali. A suggerire forma e linguaggio della stanza, con i suoi delicati stucchi bianchi vegetomorfi che ne trapuntano il soffitto, sono le volute carnose delle salsiere e delle cremiere e i motivi floreali che trapuntano piatti, cachepot, verrières, in bilico tra tardi stilemi rocaille e moduli neoclassici.

    La celebre manifattura, fondata a Venezia nel 1764 dal modenese Geminiano Cozzi e attiva sino alla caduta della Serenissima Repubblica, è caratterizzata da una vasta produzione di vasellame da tavola, servizi da caffè, da tè, da cioccolata, corredi di spezieria, statuette ispirate alla moda delle chinoiseries, tutti realizzati in finissima pasta dura. Le decorazioni presentano i caratteristici rilievi di frutti e di tralci fioriti che guardano da un lato ai modelli di Meissen e di Sèvres, dall’altro presentano elementi di indubbia originalità, come rivela il delicato ornato a roselline, tulipani e margherite, dalle raffinate nuances cromatiche, del servizio qui imbandito.

  • Sala del rinascimento

    Piero della Francesca
    (Borgo San Sepolcro, 1410-20 – 1492)
    Madonna con il Bambino
    Tempera e oro su tavola, cm 61,8 × 53,3
    Piero di Cosimo
    (Firenze, 1462 – 1521)
    Madonna con il Bambino e due angeli
    Olio e tempera su tavola, cm 116,2 × 85,27
    Filippo Lippi
    (Firenze, 1406 – Spoleto, 1469)
    Madonna con il Bambino, Santi, Angeli e un devoto
    Tempera e oro su tavola, cm 47,1 × 36
    Botticelli (e bottega)
    (Firenze, 1455 – 1510)
    Il giudizio di Paride
    Tempera su tavola, cm 81 × 197

    La sala, dedicata ai capolavori del Rinascimento toscano per i quali la Galleria di Palazzo Cini è giustamete famosa, era utilizzata da Vittorio Cini come salotto per gli ospiti illustri e per questo, già al tempo, ornata con alcuni dei dipinti migliori della raccolta. Se l’allestimento attuale ha potuto rispettare l’antica fisionomia dell’ambiente, lo si deve a Yana Cini alliata di Montereale, che assicurò alla Fondazione molti dei pezzi di pregio che oggi si possono ammirare in questa sala, come per esempio il Giudizio di Paride di Botticelli e bottega, la tavola di Piero della Francesca e la magnifica Madonna con il Bambino e due angeli di Piero di Cosimo
    Le predilezioni di Cini per il Rinascimento sono testimoniate non solo dalla presenza diffusa nella sua collezione di dipinti su tavola riferibili ad un ampia geografia, dalla scuola toscana a quella veneta (Crivelli, Montagna, Bellini, Cima da Conegliano), da quella ferrarese a quella romagnola, sino all’italia meridionale (Antonello da Messina, Colantonio), ma anche dal nutrito gruppo di sculture lignee quattrocentesche, di terrecotte policrome riferibili alle botteghe di Ghiberti, Donatello, Jacopo della Quercia, di opere di Luca della Robbia, di bronzetti e di ceramiche. L’approvvigionamento, oltre a riferirsi al consueto circuito antiquario di fiducia, avveniva tramite il recupero di pezzi di rilievo presso raccolte aristocratiche private, come quella dei Duchi di Torlonia di Roma, da cui proviene la tavola di Piero della Francesca, dei conti Caregiani di Venezia, dai quali Cini acquisisce il tondo di Domenico Ghirlandaio, dei conti Guicciardini di Firenze, nella cui collezione si conservava il capolavoro della Galleria, il Doppio ritratto di amici di Pontormo. La stanza è l’unica a presentare una decorazione parietale: un fregio a grottesche, che corre sotto il soffitto, databile al XVI secolo, frammento delle vestigia cinquecentesche del palazzo Grimani, risparmiato dal rivestimento in tessuto damascato novecentesco che copre la quasi totalità delle pareti della Galleria.

    • LIST OF WORKS

      • Filippo Lippi(Firenze, 1406 – Spoleto, 1469)
        Madonna con il Bambino, Santi, Angeli e un devoto
        Tempera e oro su tavola, cm 47,1 × 36
      • Beato Angelico(Vicchio, 1395 – Roma, 1455)
        San Tommaso d’Aquino
        Tempera su tavola, cm 39 x 14
      • Piero della Francesca(Borgo San Sepolcro, 1410/20 – 1492)
        Madonna con il Bambino
        Tempera e oro su tavola, cm 61,8 × 53,3
      • Botticelli (e bottega)(Firenze, 1455 – 1510)
        Il giudizio di Paride
        Tempera su tavola, cm 81 × 197
      • Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi(Firenze, 1449 – 1494; San Gimignano, 1450 – Firenze, 1513)
        Madonna che adora il Bambino con due angeli
        Tempera su tavola, diametro cm 31,5
      • Piero di Cosimo(Firenze, 1462 – 1521)
        Madonna con il Bambino e due angeli
        Olio e tempera su tavola, cm 116,2 × 85,2
      • Pontormo(Pontormo, 1494 – 1557)
        Doppio ritratto di due amici
        Olio e tempera su tavola, cm 88,2 × 68
      • ScultureGiovanni De Fondulis
        (Italia settentrionale, attivo dal 1468 al 1485)
        Madonna con il Bambino
        Terracotta policroma, altezza cm 143
  • Sala dei ferraresi

    Ercole Roberti
    (Ferrara, 1450 – 1496)
    San Giorgio
    Olio su tavola, cm 26,3 × 9,3
    Cosmè Tura
    (Ferrara, documentato dal 1451 al 1495)
    San Giorgio
    Olio su tavola, cm 21 × 133
    Ludovico Mazzolino
    (Ferrara, 1480 – 1528)
    La Pietà
    Olio su tavola, cm 30,5 × 22,5

    La sala ospita un prezioso nucleo dedicato al Rinascimento ferrarese, rappresentativo delle maggiori personalità artistiche attive presso la corte estense nel XV secolo. Vittorio Cini, ferrarese di nascita, affidò a Nino Barbantini, geniale e infaticabile critico, ‘museologo’ d’eccezione, curatore della memorabile mostra sul Rinascimento ferrarese a Palazzo dei Diamanti del 1933, l’incarico di ordinare le collezioni del palazzo sul Canal Grande e di riallestire il castello di Monselice. Ed è proprio grazie alla presenza costante di Barbantini e ai suoi suggerimenti se le presenze legate alla scuola estense del rinascimento nella collezione di Vittorio Cini svolgono un ruolo predominante, tale da caratterizzare con forza la sezione di pittura: una raccolta che conta, oltre ai capolavori di Tura, De’ Roberti, Dosso Dossi, Mazzolino, qui esposti grazie alla munificenza della famiglia Cini Guglielmi di Vulci, opere di altri artisti ferraresi come il Maestro dei Dodici apostoli, Garofalo, Panetti, Girolamo da Carpi, Scarsellino, custodite presso gli eredi.

    • LIST OF WORKS

      • Cosmè Tura(Ferrara, documentato dal 1451 al 1495)
        San Giorgio
        Olio su tavola, cm 21 × 13
      • Michele Pannonio(Ungheria, 1415 – Bologna, 1475)
        Madonna con il Bambino e i Santi Nicola, Girolamo, Agostino e Cristoforo
        Tempera su tavola, cm 28 x 35,5
      • Ercole Roberti(Ferrara, 1450 – 1496)
        San Giorgio
        Olio su tavola, cm 26,3 × 9,3
      • Ercole Roberti(Ferrara, 1450 – 1496)
        Santa Caterina d’Alessandria
        Pannello dal Polittico Griffoni
        Olio su tavola, cm 26 × 9
      • Ercole Roberti(Ferrara, 1450 – 1496)
        San Gerolamo
        Pannello dal Polittico Griffoni
        Olio su tavola, cm 26 × 9
      • Maniera di Gian Francesco Maineri(Parma, 1460 – 1506)
        Madonna con il Bambino
        Tempera su tavola, diametro cm 45
      • Marco Zoppo(Cento, Bologna 1433 – Venezia 1478)
        San Giovanni Battista nel deserto
        Termpera su tavola, cm 40 × 30
      • Baldassarre D’Este(Reggio Emilia, 1461 – 1509)
        Ritratto di Tito Vespasiano Strozzi
        Tempera su tela, cm 45,5 × 31
      • Lorenzo Costa(Ferrara, 1460 – Mantova, 1535)
        Madonna con il Bambino
        Olio su tavola, cm 57 × 42
      • Dosso Dossi(1489 – Ferrara, 1542)
        Scena allegorica
        Olio su tavola, cm 107 × 95
      • Battista Dossi(Ferrara, documentato dal 1517 al 1548)
        Sacra Famiglia con San Giovannino
        Tavola, cm 50 × 56,5
      • Ludovico Mazzolino(Ferrara, 1480 – 1528)
        La Pietà
        Olio su tavola, cm 30,5 × 22,5
      • Ludovico Mazzolino(Ferrara, 1480 – 1528)
        Circoncisione
        Olio su tavola, cm 31 × 23,2
      • Ludovico Mazzolino(Ferrara, 1480 – 1528)
        La presentazione al tempio
        Olio su tavola, cm 59 × 39,8
      • Michele Ciampanti(Toscana, attivo dal 1463 al 1521)
        Adorazione dei pastori
        Tempera su tavola, cm 78,5 × 52
      • Piero di Cosimo(Firenze, 1462 – 1521)
        Sacra Famiglia con San Giovannino
        Olio e tempera su tavola, cm 118,5 × 87
  • Scala ovale di Tomaso Buzzi

    Scala Ovale di Tomaso Buzzi

    Negli anni Cinquanta del Novecento l’architetto Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900-Rapallo, 1981), referente di punta di una nutrita committenza aristocratica e borghese, desiderosa di aggiornare le proprie dimore private (Volpi di Misurata, Papadopoli, De Lazara Pisani, Contini Bonacossi, Visconti di Modrone), fu chiamato a intervenire nella progettazione degli interni della residenza di Vittorio Cini in laguna. Buzzi lavorò per il conte in diverse occasioni, offrendo il proprio estro creativo già a partire dal 1938, quando ebbe l’incarico di dirigere gli interventi di restauro del castello di Monselice, culminanti nella creazione di giardini pensili, scale, terrazzamenti e vasche d’acqua, che guardano alla tradizione della villa veneta e dove emerge la matrice neomanierista del geniale architetto.

    Uno dei suoi contributi più significativi a Palazzo Cini, visitabile perché inserito nel percorso museale, risale alla fine degli anni Cinquanta: si tratta della suggestiva scala ovale a chiocciola, con espliciti rimandi a modelli illustri quali la ‘scala regia’ di Palazzo Farnese a Caprarola del Vignola, la ‘scala ovata’ di Santa Maria della Carità a Venezia del Palladio e la ‘scala elicoidale’ di Palazzo Barberini a Roma del Borromini.

Iniziative

Martha Jungwirth “Herz der Finsternis”

La Galleria di Palazzo Cini, straordinaria casa-museo che custodisce i capolavori della collezione di Vittorio Cini, riapre al pubblico con una mostra dedicata all’artista austriaca Martha Jungwirth (Vienna 1940). Unica donna tra i membri fondatori del gruppo di artisti “Wirklichkeiten” (“Realtà”), le sue opere furono esposte nella mostra alla Secessione di Vienna del 1968, curata da Otto Breicha. Da allora Martha Jungwirth ha continuato a sviluppare un linguaggio visivo innovativo, caratterizzato dall’esplorazione del colore e da linee incisive. Nel 2018 ha ricevuto il prestigioso Premio Oskar Kokoschka assegnato dallo Stato austriaco, accompagnato da un’ampia mostra personale all’Albertina di Vienna; nel 2020 una retrospettiva al Museum Liaunig di Neuhaus ha celebrato l’ottantesimo compleanno dell’artista mentre due anni dopo la Kunsthalle di Düsseldorf ha presentato un’ampia mostra personale a lei dedicata. Le sue opere sono ammirate da diverse generazioni di artisti e sono oggi esposte nelle collezioni di importanti istituzioni come il museo Albertina di Vienna e il Centre Pompidou di Parigi.

 

Il lavoro di Martha Jungwirth attinge a varie fonti (il corpo umano, i viaggi, la storia dell’arte, la mitologia, i contesti storici, sociali e politici) catturando impulsi interni e fugaci che vengono registrati nella pittura.
Le sue composizioni sono in bilico tra astrazione e figurazione, tra l’inconscio e l’intenzionale, slegate e libere, impegnate solo nella loro verità. Come per tutti i suoi soggetti, le forme rimangono al di là del facilmente identificabile, spostandosi tra i regni del reale e dell’immaginario, dell’incarnato e del trascendente e le composizioni si rivelano all’artista durante il processo pittorico. L’ispirazione dell’artista all’arte antica è esemplificata da lavori come In Ohne Titel, aus der Serie “Nicht mehr und nicht weniger” (2021), in cui Jungwirth cita Francisco Goya (1746-1828) intitolando la sua serie con il titolo dell’opera dell’artista spagnolo Ni mas ni menos (1797-1798). All’interno del percorso della mostra, saranno presenti anche dipinti inediti dell’artista viennese ispirati alle stesse opere della Galleria a rimarcare il rapporto tra la sua pittura e la storia dell’arte.

 

A cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e realizzata con il supporto della galleria Thaddaeus Ropac, l’esposizione sarà aperta al pubblico dal 17 aprile al 29 settembre, tutti i giorni della settimana (escluso il martedì), mentre la Galleria di Palazzo Cini, con le sue collezioni permanenti, rimarrà aperta fino al 13 ottobre 2024

Eleonora Duse in La Gioconda, fotografia Byron, 1900 circa.

Eleonora Duse mito contemporaneo

In occasione dei cento anni dalla scomparsa di Eleonora Duse (Vigevano 1858 – Pittsburgh 1924), l’Istituto per il Teatro e il Melodramma apre al pubblico una mostra temporanea che racconta la straordinaria storia di questa artista.
L’esposizione, pensata per gli spazi di Palazzo Cini a San Vio, si pone l’obiettivo di ritrarre la celebre attrice a partire dai documenti e dagli oggetti che le sono appartenuti, conservati presso l’Archivio dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma. Si tratta di oggetti unici, capaci di testimoniare la particolarità di questa artista rivoluzionaria, punto di riferimento non solo per la scena teatrale del tempo, ma anche per la cultura europea dei decenni tra Otto e Novecento. Tra questi, avranno una particolare rilevanza gli abiti che le sono appartenuti e che afferiscono al suo guardaroba privato. Si tratta di modelli di alta sartoria, perfettamente conservati, che restituiscono il fascino di anni lontani e particolarmente suggestivi. Oltre all’abito realizzato dalla sartoria Magugliani, saranno esibiti modelli creati dall’atelier Jean Philippe Worth, una delle prime case di moda attiva tra Londra e Parigi a cavallo tra i due secoli, creazioni di Paul Poiret, l’artista che agli inizi del XX secolo realizzò la prima forma di pantalone al femminile, e alcuni capi realizzati da Mariano Fortuny. Inoltre, in mostra saranno esposti altri preziosi materiali: lettere autografe di vari corrispondenti, rare fotografie che mostrano Eleonora Duse in attimi di vita privata e in costume di scena e oggetti pregiati, a lei appartenuti che restituiscono uno spaccato del suo gusto raffinato e originale.

La mostra intende offrire al visitatore un’istantanea della grande artista simbolo del teatro italiano nel mondo, attraverso significativi e straordinari pezzi dell’Archivio, che l’Istituto per il Teatro della Fondazione Giorgio Cini conserva, per volontà della nipote dell’attrice e altri donatori, da molti anni.

Archivio delle esposizioni

  • Mostra Joseph Beuys. Finamente Articolato

    La Galleria di Palazzo Cini custodisce i capolavori della collezione personale del grande mecenate Vittorio Cini, il 20 aprile 2022 ha riaperto al pubblico con una straordinaria mostra dossier: Joseph Beuys. Finamente Articolato, dedicata a uno dei più importanti artisti del XX secolo.

    Joseph Beuys, pittore, scultore, performer e teorico, è stato un artista po- liedrico tra i più influenti ed emblematici della seconda metà del Novecento e tra i pochi realmente capaci di far coincidere arte e vita. Beuys considerava l’arte la cura ai mali della società: una forza positiva e curativa in grado di risvegliare la creatività individuale, attivare la consapevolezza politica e stimolare il cambiamento sociale.

    La mostra che prende il nome dall’opera principale esposta Supporto per la schiena di un essere umano finamente articolato (tipo lepre) del XX secolo d.C. (Backrest for a fine-limbed person (hare-type) of the 20th Century AD) presenta una selezione di circa 40 opere del maestro dell’arte concettuale del quale nel 2021 si sono celebrati i cento anni dalla nascita. A cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e realizzata in collaborazione con galleria Thaddaeus Ropac, l’esposizione sarà aperta al pubblico dal 20 aprile al 2 ottobre 2022 tutti i giorni della settimana (escluso il martedì), garantendo al pubblico di am- mirare le rare opere esposte.

     

    La Galleria, con le sue collezioni permanenti, rimarrà aperta fino al 21 novembre 2022

  • Dorsoduro Museum Mile

    Dorsoduro Museum Mile

    Il Dorsoduro Museum Mile, ideato nel 2015, accoglie il visitatore in un circuito lungo poco più di un miglio che attraversa il sestiere di Dorsoduro, tra il Canal Grande e il canale della Giudecca, facendolo viaggiare lungo otto secoli di storia dell’arte mondiale: dai capolavori della pittura veneziana medievale e rinascimentale delle Gallerie dell’Accademia, ai protagonisti della scena dell’arte contemporanea esposti a Punta della Dogana, passando per le storiche case-museo di Vittorio Cini e di Peggy Guggenheim, che ospitano le collezioni di questi grandi mecenati.

    Il Dorsoduro Museum Mile propone uno straordinario percorso culturale, legando idealmente l’una all’altra alcune tra le più prestigiose istituzioni culturali veneziane: le Gallerie dell’Accademia, la Galleria di Palazzo Cini, la Collezione Peggy Guggenheim e Punta della Dogana.

    Nato dal desiderio comune di Gallerie dell’Accademia, Fondazione Giorgio Cini, Collezione Peggy Guggenheim e Fondazione François Pinault di promuovere le rispettive strutture museali in modo integrato e di valorizzare il sestriere su cui sorgono, il Dorsoduro Museum Mile aiuta il visitatore a orientarsi nella ricchissima offerta culturale della città. Uno strumento utile che può trasformare una passeggiata tra calli, campi, salizade, piscine, fondamente in una straordinaria esperienza culturale.

    Il progetto Dorsoduro Museum Mile è stato realizzato con il contributo di Assicurazioni Generali, che è legata alla città di Venezia da una lunga tradizione e che per missione si prende cura delle cose di valore.

  • Arturo Martini, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis. Il Lascito Franca Fenga Malabotta

    Nel 2020 le collezioni d’arte della Fondazione Giorgio Cini si sono arricchite grazie ad un ingente lascito testamentario disposto da Franca Fenga Malabotta, vedova del noto critico d’arte, poeta, collezionista triestino Manlio Malabotta (1907-1975), la cui fama è legata alla celebre e ricchissima raccolta di dipinti e di grafica di Filippo de Pisis, oggi conservata presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.

    Il lascito annovera un poderoso corpus di opere grafiche e di libri illustrati dei più importanti artisti italiani e giuliani del Novecento, tra le quali un acquerello e due acqueforti di Giorgio Morandi; e di un pregevole nucleo di opere di Arturo Martini, tra cui la splendida terracotta con l’Ofelia del 1932, il bronzo Donna al mare dello stesso anno, il gesso La sete, bozzetto preparatorio per l’omonima scultura in pietra di Finale del 1934, e la Natura morta, olio su cartone, del 1945. Il Lascito alla Fondazione Cini, atto conclusivo di un lungimirante percorso di istituzionalizzazione della significativa collezione malabottiana, che ha visto nel 2015 la donazione del nucleo di opere triestine e giuliane al Museo Revoltella di Trieste, si qualifica come una delle più importanti acquisizioni degli ultimi anni da parte dell’Istituto di Storia dell’Arte, che vede così incrementare in modo considerevole le proprie raccolte di grafica novecentesca.

    La mostra, appositamente pensata per il piano nobile della Galleria di Palazzo Cini e concepita come esposizione delle opere dei tre artisti tra i più rappresentativi del gusto e delle predilezioni collezionistiche di Malabotta, vuole essere un omaggio a Franca Fenga Malabotta, recentemente scomparsa, e alla sua intensa, lucida e appassionata opera di testimonianza e valorizzazione dell’eredità culturale del marito Manlio, «una delle più affascinanti personalità culturali del Novecento giuliano».

  • La stagione 2021 della Galleria di Palazzo Cini

    Il 28 maggio 2021 riapre al pubblico la straordinaria casa-museo di Palazzo Cini a San Vio, in partnership con Assicurazioni Generali, che custodisce un prezioso nucleo della raccolta d’arte antica di Vittorio Cini, imprenditore e filantropo, che fu anche uno dei più importanti collezionisti del novecento italiano.

    La galleria espone un prezioso lascito di dipinti, sculture e oggetti d’arte, componendo un ragguardevole percorso dell’arte italiana dal XIII al XVIII secolo. Tra i capolavori esposti e ora nuovamente visibili la serie straordinaria di dipinti del rinascimento fiorentino, tra cui le opere di Beato Angelico e Piero di Cosimo, e la raccolta di dipinti ferraresi con le opere di Dosso DossiCosmè TuraErcole de’ Roberti
    e di altri artisti dell’“officina ferrarese” come Marco ZoppoBaldassarre d’EsteLudovico Mazzolino, Lorenzo Costa.

    Grazie all’iniziativa L’ospite a Palazzo – che già negli scorsi anni aveva offerto l’occasione per esporre nelle sale della Galleria alcuni capolavori giunti in prestito dai maggiori musei italiani e internazionali allo scopo di intrecciare relazioni visive e di contenuto con le opere della collezione permanente – sarà esposto il celebre dipinto San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, del Musée Jacquemart – André di Parigi, concesso dall’istituzione francese in occasione del prestito de Il giudizio di Paride di Botticelli e bottega che lascerà in settembre la Galleria di Palazzo Cini per la mostra parigina Botticelli: un laboratoire de la Renaissance (10 settembre 2021 – 24 gennaio 2022).

    A Palazzo Cini è visitabile, inoltre, la rinnovata mostra Piranesi Roma Basilico, inaugurata nel 2020, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, con la collaborazione dell’Archivio Gabriele Basilico.

    La Galleria di Palazzo Cini, con le Gallerie dell’Accademia, la Collezione Peggy Guggenheim e Palazzo Grassi – Punta della Dogana partecipa al Dorsoduro Museum Mile, uno straordinario percorso culturale che prevede itinerari integrati, comunicazione condivisa e sconti sui biglietti d’ingresso ai musei. Il Dorsoduro Museum Mile, ideato nel 2015, accoglie il visitatore in un circuito lungo poco più di un miglio che attraversa il sestiere di Dorsoduro, tra il Canal Grande e il canale della Giudecca, facendolo viaggiare lungo otto secoli di storia dell’arte mondiale: dai capolavori della pittura veneziana medievale e rinascimentale delle Gallerie dell’Accademia, ai protagonisti della scena dell’arte contemporanea esposti a Punta della Dogana, passando per le storiche case-museo di Vittorio Cini e di Peggy Guggenheim, che ospitano le collezioni di questi grandi mecenati.

  • Piranesi Roma Basilico

    Il 20 giugno 2020 apre al pubblico Piranesi Roma Basilico, la mostra che nell’anno della Biennale Architettura celebra il fascino di Roma, mettendo a confronto la città antica delle incisioni di Piranesi e la città contemporanea ritratta nelle fotografie di Gabriele Basilico.

    In occasione delle celebrazioni per i 300 anni dalla nascita di Giambattista Piranesi (Venezia, 1720 – Roma, 1778) la Fondazione Giorgio Cini rende omaggio al grande artista veneziano con la mostra Piranesi Roma Basilico, a cura di Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte, con la collaborazione dell’Archivio Gabriele Basilico.

    Dal 20 giugno al 22 novembre il secondo piano della Galleria di Palazzo Cini a San Vio ospiterà un dialogo sulla poesia urbana di Roma tra l’opera incisoria antica di Giambattista Piranesi e la fotografia di Gabriele Basilico, svelando al pubblico una selezione inedita del lavoro del grande fotografo paesaggista, commissionatogli dalla Fondazione Cini nel 2010.

    Grazie ad Assicurazioni Generali, main partner della Galleria fin dalla sua riapertura nel 2014 e da molti anni sostenitore istituzionale della Fondazione Cini, la stagione espositiva proseguirà fino al 23 novembre 2020.

    Piranesi Roma Basilico riprende la figura di Piranesi vedutista proposta dalla mostra Le arti di Piranesi, ideata dalla Fondazione Cini nel 2010, con una lettura originale delle sue vedute di Roma, messe a confronto col lavoro di un grande fotografo paesaggista contemporaneo come Gabriele Basilico.

    Il visitatore potrà ammirare alcuni dei luoghi più simbolici della città eterna rappresentati dalle 25 stampe originali realizzate nel ’700 dall’incisore veneziano – selezionate dal corpus integrale conservato nelle collezioni grafiche della Fondazione Giorgio Cini – e dalle 26 vedute di Roma del fotografo milanese, realizzate con le stesse angolazioni delle incisioni piranesiane di cui 12 inedite rispetto alla mostra Le Arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer realizzata nel 2010 alla Fondazione Cini.

    Basilico, ispirato dalle celebri pagine che la scrittrice Marguerite Yourcenar dedicò a Giambattista Piranesi agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso, ha ripercorso con la macchina fotografica tutti i luoghi delle vedute piranesiane restituendone la straordinaria modernità.

    Il corpus Piranesi costituisce uno dei fondi di grafica più rilevanti conservati da un’istituzione privata. La sua conservazione è stata garantita dalla lungimirante e generosa decisione di Vittorio Cini, che negli anni sessanta del secolo scorso lo acquistò e lo destinò integralmente all’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione, dove ancora oggi è oggetto di studio.

    Piranesi Roma Basilico vuole essere un nuovo appuntamento per il grande pubblico, un’occasione per visitare Palazzo Cini e conoscere al contempo un aspetto finora in parte sconosciuto delle grandi collezioni della Fondazione Cini, di cui la casa museo costituisce una vitale e affascinante cornice.

    Il catalogo, edito da Contrasto nel 2019, a cura dell’Istituto di Storia dell’Arte e concepito come omaggio della Fondazione Cini al grande fotografo scomparso nel 2013, raccoglie tutti gli scatti realizzati da Basilico per il progetto Le Arti di Piranesi e propone i testi di Luca Massimo BarberoMario BevilacquaMichele De LucchiPasquale GagliardiAlessandro MartoniRoberta Valtorta, oltre a una conversazione di Gabriele Basilico con il regista Amos Gitai.

    Inoltre, la Fondazione Giorgio Cini e il suo Istituto di Storia dell’Arte prendono parte alle celebrazioni piranesiane attraverso l’importante prestito delle 16 preziose tavole delle Carceri d’Invenzione di Piranesi, parte integrante delle collezioni grafiche della Fondazione. Le stampe saranno esposte dal 4 aprile al 27 luglio 2020 a Palazzo Sturm a Bassano del Grappa in occasione della mostra Giambattista Piranesi. Visioni di un architetto senza tempo, a cura di Chiara Casarin e Pierluigi Panza.

  • The Battle between Carnival and Feast

    Adrian Ghenie, Figure with Dog, 2019, Oil on canvas,
    250 x 200 cm. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London · Paris · Salzburg © Adrian Ghenie

    In occasione dell’apertura della Galleria di Palazzo Cini, nel 2019 viene proposta al pubblico una mostra di arte contemporanea dedicata all’artista Adrian Ghenie. Realizzata in collaborazione con Galerie Thaddaeus Ropac, la mostra espone al secondo piano della casa – museo di Campo San Vio, circa dieci tele pensate e realizzate appositamente per questo progetto, il cui titolo, in virtù del riferimento al carnevale, suggerisce un legame con la città di Venezia. Il titolo si ispira inoltre al dipinto The Battle between Carnival and Lent del pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio, suggerendo l’attenzione prestata dall’artista alla tradizione, senza rinunciare tuttavia ad uno sguardo all’attualità. Nelle sue opere, caratterizzate da un uso sperimentale del colore e da una forte connotazione materica, Ghenie è infatti solito rappresentare personalità le cui azioni hanno influenzato e continuano ad influenzare il corso della storia del mondo in cui viviamo. Nato nel 1977 a Baia Mare, Romania, l’artista attualmente vive e lavora a Berlino. La sua partecipazione alla LVI Biennale di Venezia in rappresentanza del padiglione romeno lo ha consacrato a fama internazionale e le sue opere si trovano attualmente esposte presso prestigiose istituzioni museali quali il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York. La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano-inglese) introdotto da un dialogo tra il Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte Luca Massimo Barbero e l’artista stesso.

  • Lyda Borelli primadonna del Novecento

    1 settembre - 15 novembre 2017

    Evento di punta all’interno del ciclo di attività legate alla riscoperta della figura dell’attrice Lyda Borelli (1887-1959), la mostra Lyda Borelli primadonna del Novecento è curata da Maria Ida Biggi, direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma, e allestita nella cornice della casa-museo di Palazzo Cini a San Vio. Attraverso una straordinaria galleria di fotografie e di rari documenti d’archivio, l’esposizione si propone di raccontare la vicenda artistica di una delle più affascinanti attrici italiane del primo Novecento, dai grandi successi sui palcoscenici d’Italia e del mondo, sino al trionfo nel cinematografo. Figlia d’arte di Napoleone Borelli e Cesira Banti, Lyda frequenta il palcoscenico sin da bambina, debuttando nel 1901 al fianco di Virginia Reiter. Dal 1903, anno del suo ingresso nella Compagnia di Virgilio Talli, fino al ritiro dalle scene del 1918, Lyda Borelli è l’acclamata protagonista di testi teatrali di successo firmati da autori quali Gabriele D’Annunzio, Oscar Wilde e Sem Benelli, e lavora accanto ai più importanti interpreti del suo tempo. La sua immagine di attrice teatrale preannuncia quell’icona liberty di stile e di eleganza che, con le successive interpretazioni cinematografiche, si imporrà all’attenzione di un pubblico più vasto.

    Il progetto, in accordo e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli, è realizzato in collaborazione con istituzioni quali SIAE – Biblioteca e Raccolta Teatrale del Burcardo, Roma; ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Roma; Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia, Firenze.


    Lyda Borelli primadonna del Novecento
    Tutti i giorni ore 11-19. Chiuso il martedì.


     

  • Léon Bakst. Symbol of the Ballets Russes

    Narcisse, Balletti Russi, coreografia di Michel Fokine, 1911. © St. Petersburg State Museum of Theatre and Music

    La mostra Léon Bakst. Symbol of the Ballets Russes a cura di Maria Ida Biggi e Natalia Metelitsa, ripercorre la carriera del noto artista, scenografo e costumista russo, reso celebre dalle sue innovative creazioni per i Ballets Russes di Sergej Djagilev.

    La mostra, risultato di un lavoro congiunto dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma e del Museo Statale del Teatro e della Musica di San Pietroburgo, è realizzata in collaborazione con lo CSAR – Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari e si inserisce nell’ambito della Russian Season in Italy, organizzata dal Ministero della Cultura russo per l’anno 2018.

    Il percorso espositivo, interamente costruito sui bozzetti e i figurini bakstiani della grande collezione del Museo di San Pietroburgo, esposta in Italia per la prima volta, documenta un ampio arco della produzione artistica di Léon Bakst: partendo dai primi e poco conosciuti lavori, quali Le Coeur de la Marquise di Marius Petipa (1902) e le tragedie Ippolito di Euripide, Edipo a Colono e Antigone di Sofocle (1902-1904), si giunge alle acclamate creazioni realizzate per i Ballets Russes, tra cui Cléopâtre (1909), L’Oiseau de Feu (1910), Carnaval (1910), Narcisse (1911), Le Dieu Bleu (1912), Daphnis et Chloé (1912), che costituiscono il cuore dell’esposizione. Oltre ai materiali relativi a questi spettacoli, si espongono anche i figurini di opere realizzate principalmente tra il 1910 e il 1911, quali ThaïsLa traviataFaustLe Martyre de Saint Sébastien, Manon Lescaut. Completa il percorso una ricca serie di fotografie e costumi originali, supporto fondamentale per la ricostruzione della poliedrica attività dell’acclamato artista.

    A integrazione di questi materiali, saranno esposti alcuni rari programmi di sala e delle raccolte iconografiche appartenute al maestro coreografo Aurél M. Milloss, di cui l’Istituto per il Teatro e il Melodramma conserva l’archivio.

     

    Léon Bakst (Grodno, 1866 – Parigi, 1924) si forma tra San Pietroburgo e Parigi. Con Sergej Djagilev e Alexandre Benua è tra i fondatori della rivista «Mir iskusstva», su cui pubblica le sue prime opere grafiche. Nel 1902 inizia la sua carriera di scenografo e costumista per i teatri imperiali di San Pietroburgo. Tra rotture e riconciliazioni, la sua collaborazione con i Ballets Russes, che nasce nel 1909, si estende per quasi tutto l’arco della sua carriera.

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    Didascalia immagine:

    Narcisse, Ballets Russes, coreografia di Michel Fokine, 1911. © St Petersburg State Museum of Theatre and Music

     

     

     

  • Architettura immaginata

    Disegni dalle raccolte della Fondazione Giorgio Cini

    Dal 20 aprile al 17 settembre la Galleria di Palazzo Cini a San Vio inaugura la stagione espositiva 2018 con una mostra che unisce in maniera originale la bellezza del disegno alle catturanti architetture dell’inganno: Architettura Immaginata è un’esposizione che mette in risalto, attraverso l’esposizione di un centinaio di disegni, la ricchezza della raccolta Antonio Certani della Fondazione Giorgio Cini, eccezionale collezione di oltre 5.000 disegni acquisita da Vittorio Cini nel 1962, che raccoglie molti generi e numerosi esponenti della celebre scuola bolognese dal Cinque all’Ottocento. Grazie ad Assicurazioni Generali, main partner della Galleria fin dalla sua riapertura nel 2014 e da molti anni sostenitore istituzionale della Fondazione Cini, la stagione espositiva sarà aperta al pubblico fino al 19 novembre 2018.

    Curata da Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, e dagli studiosi dell’Istituto stesso, la mostra condurrà il visitatore in un viaggio affascinante tra disegni legati all’architettura illusiva e di ornato: quadrature, sfondati, prospettive, scenografie e campionari di oggetti come cartouches, vasi ornamentali ed elementi decorativi che spesso ornano le architetture dipinte, talmente visionari e curiosi da rappresentare quasi le radici del design.

    “Questa mostra segna un nuovo capitolo del percorso di valorizzazione delle collezioni intrapreso dall’Istituto di Storia dell’Arte, nel quale rientrano gli studi sfociati nelle importanti pubblicazioni relative alla raccolta di arte antica conservata nella Galleria di Palazzo Cini e alla collezione di miniature, ma anche la digitalizzazione e la catalogazione dei fondi documentali e fotografici e le attività del Centro Studi Vetro. – afferma Barbero – Con Architettura Immaginata vogliamo mostrare al grande pubblico capolavori in parte mai esposti, opere rare e affascinanti che rappresentano al meglio un’epoca effervescente in cui l’architettura come inganno, cioè l’architettura disegnata e dipinta, rappresentava il cuore dell’espressione artistica”. Ma non mancherà in mostra una sezione dedicata a quei repertori di ornato in cui la potenza dell’immaginazione e la maestria tecnica si esprimono con forza sorprendente in forme zoomorfe e antropomorfe e in un florilegio di dettagli.

    La raccolta Certani, costituita nella prima metà del secolo scorso dal violoncellista e compositore emiliano Antonio Certani (Vedrana di Budrio, 1879 – Bologna, 1952), è uno dei fondi di grafica più rilevanti conservati da un’istituzione privata e dedicati principalmente al disegno bolognese ed emiliano. Acquistata dal bibliofilo e antiquario Tammaro De Marinis, rischiò di essere smembrata e poi dispersa; a garantirne la preservazione intervenne la decisione di Vittorio Cini di acquistarla e destinarla come fondo integro all’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione, consentendone così la conservazione e lo studio.

    Architettura Immaginata vuole essere un nuovo appuntamento per il grande pubblico, un’occasione per visitare Palazzo Cini e conoscere al contempo un aspetto finora in parte sconosciuto delle grandi collezioni della Fondazione Giorgio Cini, di cui la casa museo costituisce una vitale e affascinante cornice.

  • Capolavori ritrovati della collezione di Vittorio Cini

    8 aprile - 15 novembre 2016

    La stagione 2016 apre con un grande evento, un’occasione unica per scoprire una parte significativa e meno nota della straordinaria collezione di opere d’arte formata da Vittorio Cini

    Un nucleo di dipinti veneti, alcuni eccezionalmente esposti al pubblico per la prima volta, restituiranno il tenore qualitativo di una delle raccolte d’arte antica più importanti del Novecento italiano. Pur nell’alveo di una predilezione di matrice berensoniana, in sintonia con i principi e gli orientamenti del tempo per l’arte dei primitivi e per il primo Rinascimento, testimoniata dalla presenza di opere di Guglielmo Veneziano, Stefano di Sant’Agnese, Nicolò di Pietro, Michele Giambono, Carlo Crivelli (la splendida Madonna Speyer), Jacopo Bellini, Bartolomeo Montagna (la grande tavola recante la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco), Cima da Conegliano, Andrea da Murano, Giovanni Mansueti, la mostra evidenzierà come Vittorio Cini si sia rivolto anche alle epoche successive. Il Cinquecento è rappresentato  da opere di Tiziano (l’enigmatico San Giorgio che uccide il drago), Lorenzo Lotto (il bel Ritratto di gentiluomo, forse Fioravante degli Azzoni Avogadro), Bernardino Licinio, Benedetto Diana, Giovanni Cariani; e il Settecento da tele di Giambattista Tiepolo, Canaletto, Francesco e Giovanni Antonio Guardi (del quale si esporranno tre tele del ciclo soffittale di Ca’ Zulian); spiccano, nel nucleo guardesco, quattro sublimi capricci e due squisite ‘turcherie’ di Francesco, di cui si espone anche la Veduta del bacino di San Marco con l’albero genealogico della famiglia Giovannelli.

    Saranno, inoltre, eccezionalmente visibili tre album di disegni, noti come i cosiddetti ‘Fasti veneziani’, che raccolgono 58 fogli che illustrano fatti della storia di Venezia: prove grafiche di altissima qualità contraddistinte da un linguaggio stilistico che asseconda la genuina vena rococò del pittore.

  • Mostra Vik Muniz Afterglow: Pictures of Ruins

    21 aprile - 24 luglio 2017

    In concomitanza con l’apertura di Palazzo Cini verrà proposta al pubblico una mostra di arte contemporanea. La casa-museo ospiterà infatti al secondo piano Afterglow: Pictures of Ruins, mostra fotografica del celebre artista contemporaneo Vik Muniz, curata dal direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte Luca Massimo Barbero.
    Realizzata in collaborazione con Ben Brown Fine Arts, la mostra vedrà esposte fotografie e una scultura vitrea realizzate dall’artista a seguito di una personale rielaborazione di opere già note all’immaginario collettivo.
    In particolare, per questo progetto espositivo Vik Muniz trarrà ispirazione dalla tradizione veneta e lagunare, attraverso una rilettura in chiave contemporanea di opere esposte a Palazzo Cini nel 2016 in occasione della mostra Capolavori ritrovati della collezione di Vittorio Cini, ma anche ai capolavori di arte antica appartenenti alla collezione, creando un legame tra il primo e il secondo piano.
    Muniz simula le pennellate di questi quadri con ritagli di dipinti riprodotti in volumi di storia dell’arte, attentamente selezionati non solo per i loro valori cromatici ma anche per le immagini
    che contengono: incollati insieme, essi richiamano una superficie tattile, a impasto.
    Proseguendo la tradizione degli artisti del XVII e XVIII secolo che l’hanno preceduto, Muniz ricombina questi elementi, attraverso la sua natura inventiva, per ricostruire immagini che
    penetrano nel subconscio visivo dello spettatore stimolando un’ulteriore ricerca.

  • Disegni veneti del Settecento della Fondazione Giorgio Cini

    e un Ospite d'eccezione: il Capriccio di Francesco Guardi del Musée Jacquemart-André

    Nel 1962 l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini si arricchì, grazie alla munificenza di Vittorio Cini e all’accorta politica culturale del direttore Giuseppe Fiocco, di un cospicuo patrimonio grafico: una collezione che rafforzava gli intenti primigeni di costituire presso la Fondazione un osservatorio di studio e valorizzazione sul disegno antico. Attraverso una serie d’importanti acquisizioni, si costituì il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, le cui dotazioni si ampliarono negli anni seguenti grazie a numerosi lasciti e acquisti. Il rilievo dato in particolare al disegno veneto, che nel frattempo una serie di mostre, divenute poi celebri, andava indagando e approfondendo, con l’esposizione presso la Fondazione Cini di raccolte pubbliche e private di tutto il mondo, era stato determinato da una delle acquisizioni di maggior pregio: i 484 fogli già appartenuti a Giuseppe Fiocco, tra i quali si contano capolavori di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Francesco Guardi, Piazzetta, Pellegrini, Canaletto e un nutrito gruppo di disegni autografi e di bottega di Giambattista Pittoni.

    Dalla raccolta Fiocco proviene la gran parte dei fogli selezionati per questa mostra, presentata nei rinnovati spazi del secondo piano di Palazzo Cini: primo di una serie di appuntamenti espositivi volti a valorizzare e far conoscere al grande pubblico le ricche raccolte d’arte della Fondazione.

    A impreziosire la mostra, gemma tra le gemme, un prestito d’eccezione dal Musée Jacquemart-André di Parigi: una magnifica gouache di Francesco Guardi raffigurante uno dei suoi bellissimi scorci veneziani di fantasia.

  • Tiziano e Veronese. I ritratti di Daniele Barbaro

    A metà Cinquecento, nella Venezia dei suntuosi palazzi patrizi che si stanno riempiendo di ricche collezione d’arte, di pitture realizzate da Giorgione e Tiziano, delle antichità romane, nella Venezia dei grandi cantieri artistici, come Palazzo Ducale e la Libreria Marciana, il rinnovamento del sistema del Sapere (linguaggi, tecniche, scienze e arti) s’identifica con Daniele Barbaro, che impone una nuova concezione umanistica e scientista dell’ars edificatoria. In occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della nascita del celebre umanista e scienziato, promosse dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione Giorgio Cini, il salone del secondo piano di Palazzo Cini ospiterà – in concomitanza con una mostra dedicata ai disegni del Settecento dalle raccolte della Fondazione – due capolavori indiscussi della ritrattistica veneziana del Cinquecento, i ritratti di Barbaro dipinti da Tiziano Vecellio (1545 c.) e Paolo Veronese (1560 c.), eccezionalmente prestati dal Museo del Prado di Madrid e dal Rijksmuseum di Amsterdam ed esposti insieme per la prima volta.

    Eseguite a distanza di quindici anni circa, le due opere raccontano due momenti nodali nello sviluppo della pittura del Cinquecento a Venezia. Tiziano e Veronese protagonisti dell’evento espositivo dedicato a Barbaro sono anche i protagonisti indiscussi della pittura del loro tempo, uniti in un ideale passaggio di testimone avvenuto nel 1557, quando il venerato Vecellio premia il giovane Veronese in piena ascesa con la collana d’oro come il migliore tra gli artisti attivi nella Libreria Marciana. Grazie al corredo di libri d’epoca, provenienti dalle collezioni della Fondazione Giorgio Cini e dall’Accademia di Belle Arti, la mostra evoca icasticamente la sua figura, la sua produzione intellettuale e la sua cerchia culturale, mettendo in relazione il doppio ruolo di trattatista prolifico e di committente raffinato che assunse nella Venezia del tardo Rinascimento.

  • Mostra Ettore Spalletti

    Promossa dalla Fondazione Giorgio Cini, in collaborazione con ASLC Progetti per l’arte – Verona, e con il contributo della galleria Studio la Città, la mostra inaugura il secondo piano della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, in occasione dell’apertura stagionale della casa-museo.

    L’esposizione che Ettore Spalletti presenterà a Palazzo Cini sarà particolarmente meditata. L’artista, lontano da quella forma di seducente notorietà che talvolta il contemporaneo regala, lavorerà ragionando sul luogo, ascoltandolo, osservandone le variazioni di luce, studiandone lo spazio. Le stanze del secondo piano del Palazzo, recentemente rinnovate, accoglieranno una mostra espressione di una relazione profonda con uno spazio che era, e rimane nell’intento dell’artista, domestico; allo stesso tempo i capolavori d’arte antica esposti nella Galleria al piano nobile saranno una presenza importante per Spalletti, come racconto della vita del luogo. La varietà, la complessità e la profondità di questo maestro dell’arte contemporanea italiana, condurrà il visitatore/ospite attraverso un’esperienza visiva avvolgente e familiare.

    Le opere di Ettore Spalletti sono state esposte nei più prestigiosi spazi museali, italiani e stranieri. Recentemente GAM di Torino, MADRE di Napoli e MAXXI di Roma, hanno dedicato al Maestro un’importante retrospettiva del suo percorso artistico – dalla pittura alla scultura fino alle installazioni ambientali. Oltre ad aver rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia e a due edizioni di Documenta a Kassel, Spalletti è uno dei più rappresentativi esponenti dell’arte contemporanea.

     

Dorsoduro Museum Mile

Il Dorsoduro Museum Mile, ideato nel 2015, accoglie il visitatore in un circuito lungo poco più di un miglio che attraversa il sestiere di Dorsoduro, tra il Canal Grande e il canale della Giudecca, facendolo viaggiare lungo otto secoli di storia dell’arte mondiale: dai capolavori della pittura veneziana medievale e rinascimentale delle Gallerie dell’Accademia, ai protagonisti della scena dell’arte contemporanea esposti a Punta della Dogana, passando per le storiche case-museo di Vittorio Cini e di Peggy Guggenheim, che ospitano le collezioni di questi grandi mecenati.

Il Dorsoduro Museum Mile propone uno straordinario percorso culturale, legando idealmente l’una all’altra alcune tra le più prestigiose istituzioni culturali veneziane: le Gallerie dell’Accademia, la Galleria di Palazzo Cini, la Collezione Peggy Guggenheim e Punta della Dogana.

Nato dal desiderio comune di Gallerie dell’Accademia, Fondazione Giorgio Cini, Collezione Peggy Guggenheim e Fondazione François Pinault di promuovere le rispettive strutture museali in modo integrato e di valorizzare il sestriere su cui sorgono, il Dorsoduro Museum Mile aiuta il visitatore a orientarsi nella ricchissima offerta culturale della città. Uno strumento utile che può trasformare una passeggiata tra calli, campi, salizade, piscine, fondamente in una straordinaria esperienza culturale.

Il progetto Dorsoduro Museum Mile è stato realizzato con il contributo di Assicurazioni Generali, che è legata alla città di Venezia da una lunga tradizione e che per missione si prende cura delle cose di valore.

Info e biglietti

Dove siamo
Palazzo Cini
Dorsoduro 864, Venezia

Informazioni

Orari
Dal 17  aprile al 13 ottobre 2024 aperto tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 11 alle 19 (ultimo ingresso ore 18.15). Telefono041 241 1281
Tickets on line
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L’unico modo per evitare code e ritardi è acquistare il tuo biglietto online ( I prezzi indicati sono comprensivi di prevendita e commissioni di servizio (IVA inclusa). Proseguendo nell’acquisto verranno indicati i dettagli) o prenotare scrivendo a biglietteria.palazzocini@gmail.com

 

 

Tickets
Intero10,00 €
Ridotto8,00 €Gruppi superiori a 8 persone
Ragazzi 15-25 anni
Over 65
Soci Touring Club, Coop e Ali
Ridotto 25,00 €Residenti Comune di Venezia
Soci Guggenheim
Studenti e docenti universitari U.E. delle facoltà di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, iscritti ai corsi di laurea in lettere o materie letterarie con indirizzo archeologico, storico-artistico delle facoltà di lettere e filosofia, iscritti alle Accademie delle Belle Arti
Studenti che hanno aderito all'iniziativa governativa 18App.
Gratuito0,00 €Cini Ambassador della Fondazione Giorgio Cini (https://www.cini.it/ambassador)
Minori di 15 anni (i minori devono essere accompagnati)
Membri ICOM (International Council of Museums)
Diversamente abili accompagnati da un familiare o da un assistente socio-sanitario
Giornalisti accreditati con tesserino
Dipendenti Assicurazioni Generali
Guide di Venezia accreditate
Possessore MySpecialVenice Card
Ridotto 37,00 €Possessori di un biglietto Dorsoduro Museum Mile. Possessori biglietti: Peggy Guggenheim Collection, Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Gallerie dell’Accademia
Possessori Voucher Guggenheim; Possessori Voucher Generali
Possessori Voucher Visite guidate Fondazione Giorgio Cini
Possessori biglietto Rocca di Monselice
Visite guidate100 €Per gruppi di massimo 20 persone - solo su prenotazione a segreteria@civitatrevenezie.it

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